Lidl, arriva il nuovo contratto integrativo: premio di 650 euro e più tutele per i 23mila dipendenti italiani
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Redazione Economia
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Un’intesa che ridefinisce gli equilibri all’interno della grande distribuzione organizzata, quella siglata tra la dirigenza di Lidl Italia e le segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Dopo un confronto protrattosi per diversi mesi e caratterizzato, va detto, da una mobilitazione costante delle lavoratrici e dei lavoratori – mobilitazione che in alcune fasi ha portato anche ad azioni di sciopero – si è giunti alla definizione di una nuova ipotesi di contratto integrativo aziendale. Il testo, che nei prossimi giorni verrà portato all’attenzione dei dipendenti nei circa 780 punti vendita e nei 12 centri logistici distribuiti sull’intero territorio nazionale per la necessaria approvazione, introduce elementi di novità rilevanti, sia sul fronte economico sia su quello dell’organizzazione del lavoro e delle tutele sociali. L’accordo, una volta ratificato, andrà a coprire una platea di oltre 23.000 addetti, consolidando un modello di relazioni industriali che le stesse organizzazioni sindacali, in una nota congiunta, hanno definito come l’avvio di una fase del tutto nuova -1.
La parte economica e le novità sul welfare
Il punto certamente più tangibile dell’intesa, quello che inciderà in maniera diretta sulle buste paga dei dipendenti, è rappresentato dall’istituzione di un premio fisso annuale del valore di 650 euro. Una cifra, questa, che sarà erogata a tutto il personale senza alcun tipo di riproporzionamento legato all’orario di lavoro, e che verrà corrisposta per una parte consistente, 500 euro, sotto forma di buoni spesa utilizzabili all’interno dei punti vendita della catena, e per i restanti 150 euro direttamente in denaro in busta paga. Ma l’accordo non si limita a questo. Sul versante del welfare aziendale, le parti hanno compiuto un passo significativo verso il riconoscimento di nuove e più ampie tutele, estendendo i diritti legati alla genitorialità – come i congedi e le aspettative – anche alle unioni civili e alle coppie di fatto, equiparando di fatto il trattamento a quello previsto per le famiglie tradizionali. Viene introdotto, tra l’altro, un congedo di paternità obbligatorio retribuito al cento per cento fino a quindici giorni, e potenziato il fondo per l’assistenza sanitaria integrativa. Non mancano misure di sostegno concreto come un buono spesa di 100 euro per ogni nuovo nato o, ancora, la previsione di orari di lavoro agevolati per favorire l’inserimento dei figli al nido o alla scuola dell’infanzia. Un capitolo a parte meritano le tutele per i lavoratori con disabilità o per coloro che si trovino ad affrontare patologie gravi: per questi ultimi viene introdotta la possibilità di usufruire di un’aspettativa fino a guarigione clinica, mentre il periodo di comporto viene esteso fino a 240 giorni per i dipendenti con disabilità certificata, a cui si aggiunge il rafforzamento dei permessi retribuiti in caso di lutto.
Organizzazione del lavoro e superamento della flessibilità eccessiva
Uno dei nodi centrali della vertenza, quello relativo alla gestione dei turni e alla cosiddetta conciliazione tra i tempi di vita e quelli di lavoro, ha trovato una risposta nell’accordo attraverso la definizione di una programmazione quadrisettimanale. L’obiettivo dichiarato, come si evince dal testo dell’ipotesi, è quello di garantire una maggiore prevedibilità degli orari, superando quelle che in passato sono state percepite come forme di flessibilità eccessiva e non sempre gestibili. In questa direzione si muove anche l’impegno delle parti a sperimentare un nuovo modello organizzativo, che prevede un percorso di formazione specifica per i responsabili. Per quanto riguarda il lavoro domenicale, viene confermata la maggiorazione del 135%, una cifra ben superiore rispetto a quella prevista dal contratto nazionale del terziario, e viene introdotto un meccanismo di organizzazione dei presidi su base trimestrale. Da segnalare, inoltre, l’innalzamento delle maggiorazioni per il lavoro notturno, che arrivano fino al cinquanta per cento, e l’estensione di questo beneficio anche a quei lavoratori che in precedenza ne erano rimasti esclusi. Di particolare rilievo, infine, la decisione di innalzare il minimo contrattuale per i contratti part-time, portandolo a venticinque ore settimanali: una misura che, stando alle stime, dovrebbe consentire, nell’arco di un biennio, l’aumento dell’orario per circa duemila dipendenti, andando così ad incidere su un fenomeno, quello del part-time involontario, particolarmente diffuso nel settore della distribuzione.




