Il Pallone d’Oro 2025 e il caso McTominay: quando il calcio riscrive i suoi tabù
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Redazione Sport
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Le candidature al Pallone d’Oro 2025, annunciate nelle ultime ore, hanno ribaltato più di un pronostico, confermando una regola non scritta del calcio moderno: chi viene dato per finito troppo presto spesso torna a galla con gli interessi. Tra i cinque allenatori in lizza, spiccano nomi che raccontano storie di riscatto o, al contrario, di ambizioni tradite. Luis Enrique, fresco di triplete con il PSG, è il favorito, mentre Hansi Flick – campione in Liga ma criticato per le scelte che hanno portato all’eliminazione del Barcellona in Champions – rappresenta l’altra faccia della medaglia. Accanto a loro, due italiani: Antonio Conte, che ha riportato lo Scudetto a Napoli, e Enzo Maresca, reduce da un anno da incorniciare con il Chelsea tra Conference League e Mondiale per Club.
Ma è la lista dei giocatori a scatenare le reazioni più accese, con un nome su tutti: Scott McTominay. Quello che fino a due anni fa era considerato un centrocampista di riserva al Manchester United, spesso relegato in panchina, oggi è tra i trenta candidati al trofeo più prestigioso. La Gazzetta dello Sport ricostruisce la sua parabola: venduto per 25 milioni di sterline al Napoli, dove ha trovato la consacrazione diventando l’MVP della Serie A, McTominay è la dimostrazione che il calcio sa ancora regalare sorprese. Quello che i tifosi dello United ricordano come un "ferro vecchio" oggi è un’icona, capace di guardare il golfo di Napoli con la soddisfazione di chi ha riscritto il proprio destino.
La candidatura del britannico solleva però un altro tema, meno sportivo e più legato all’immagine. Negli ultimi anni, l’estetica e lo stile hanno assunto un peso crescente nella valutazione dei calciatori, al punto che essere "cool" fuori dal campo conta quasi quanto le prestazioni dentro. Tra copertine di magazine, collaborazioni con brand di lusso e apparizioni in prima fila alle sfilate, il Pallone d’Oro non premia più solo il talento, ma anche la capacità di costruire un’iconografia. E se McTominay – con il suo approccio schivo – sembra fuori da questo gioco, la sua presenza nella lista dimostra che, almeno per una volta, il merito può ancora bastare.




