Strage di Ustica, il gip di Roma revoca l'archiviazione e restituisce gli atti alla procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Livio Sabatini, ha revocato l'archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica e ha disposto la restituzione immediata degli atti alla procura capitolina. La decisione, arrivata nella giornata di venerdì, accoglie la richiesta formulata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, che mercoledì scorso aveva formalizzato il ritiro dell'istanza di archiviazione.

Alla base della svolta c'è la disponibilità annunciata dalle autorità francesi a trasferire all'Italia la documentazione relativa al disastro aereo del 27 giugno 1980, quando un Dc-9 dell'Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone.

La svolta dopo il dietrofront della procura

L'inchiesta bis, aperta nel 2008 dopo le dichiarazioni dell'allora presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, era stata oggetto di una richiesta di archiviazione depositata lo scorso marzo. In quell'occasione la procura aveva motivato la propria decisione con la sostanziale impossibilità di identificare la nazionalità dei velivoli militari presenti quella sera nei cieli di Ustica e, di conseguenza, i responsabili dell'abbattimento.

Le numerose rogatorie internazionali inviate negli anni a Stati Uniti, Francia, Belgio e Germania non avevano prodotto elementi utili a sostanziare l'accusa. Il cambio di rotta è maturato dopo che Parigi ha comunicato la propria intenzione di collaborare, fornendo materiale documentale che, secondo quanto riferito, include carte del ministero della Difesa francese relative a un arco temporale che si estende fino agli anni Novanta. Il procuratore Lo Voi ha spiegato al giudice che la collaborazione francese apre «nuove prospettive di indagine».

Quasi mezzo secolo di indagini e depistaggi

La vicenda giudiziaria legata al disastro di Ustica rappresenta uno dei capitoli più complessi e controversi della storia repubblicana. Le prime ipotesi formulate all'indomani della tragedia parlavano di un cedimento strutturale del velivolo, tesi successivamente scartata dalla commissione ministeriale già nel 1982. Nel corso degli anni si sono contrapposte due principali ricostruzioni: quella di un ordigno esplosivo collocato a bordo e quella di un missile lanciato durante un'azione di guerra aerea.

Un elemento che ha alimentato la seconda pista è stato il ritrovamento, avvenuto il 18 luglio 1980 sui monti della Sila, del relitto di un Mig 23 libico, circostanza che ha portato a ipotizzare un coinvolgimento di velivoli militari stranieri in una battaglia nei cieli del Tirreno.

Le sentenze civili e la pista francese

Sul versante civile, la magistratura ha più volte riconosciuto il diritto al risarcimento dei familiari delle vittime. Nel 2011 il tribunale di Palermo ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti per omissioni, negligenze e depistaggi, e nel 2013 la Corte di cassazione ha respinto il ricorso presentato dai dicasteri, consolidando la tesi del missile come causa più probabile del disastro.

Le indagini della procura di Roma si sono concentrate sulla pista francese a partire dal 2007, quando Cossiga riferì di essere stato informato dai servizi segreti che l'aereo sarebbe stato colpito da un missile lanciato da un velivolo decollato dalla portaerei Clemenceau, nell'ambito di un tentativo di eliminare il leader libico Muammar Gheddafi. Nel 2023 l'ex premier Giuliano Amato ha dichiarato che la responsabilità dell'abbattimento sarebbe da attribuire all'aeronautica francese.

La consegna della documentazione da parte di Parigi dovrà ora essere valutata dalla procura per stabilire l'effettivo valore investigativo delle carte.

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