Natale: tredicesime più ricche, ma i rincari mordono il budget delle feste
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Redazione Economia
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Il quadro economico che precede le imminenti festività si presenta, come spesso accade, solcato da linee contrastanti che disegnano una realtà per molti aspetti duale. Da un lato, infatti, la stagione natalizia del 2025 si annuncia sotto i migliori auspici per la disponibilità finanziaria delle famiglie italiane, grazie a un monte tredicesime calcolato con precisione dall'ufficio studi di Confcommercio a 49,9 miliardi di euro. Si tratta, come evidenziato, di una cifra che supera di 2,4 miliardi quella dell'anno passato, segnalando un incremento significativo del reddito disponibile. Tale dinamica, che alcuni commentatori non esitano a definire come "tredicesime d'oro", è il frutto tangibile delle recenti riforme fiscali varate dal governo Meloni, le quali, ampliando la prima aliquota Irpef e agendo sul cuneo fiscale, hanno effettivamente accresciuto il potere d'acquisto netto di una vasta fascia di lavoratori dipendenti.
La contrazione della spesa per i regali
Questa maggiore liquidità, che si traduce in un potenziale di circa cinquanta miliardi destinati ai consumi del mese di dicembre, non si riflette tuttavia in maniera lineare e uniforme su tutte le voci di spesa. Un’analisi condotta da Facile.it e Consumerismo No Profit, ad esempio, fotografa una situazione più articolata per quanto riguarda i regali veri e propri. Gli italiani, stando a questi dati, metterebbero in conto una spesa complessiva di circa 8,7 miliardi per i doni, con una media pro capite di 204 euro. Cifre che, seppur consistenti, denotano un ribasso del budget destinato a questa voce, stimabile attorno al 20% rispetto all'edizione precedente delle feste. Circa tre milioni di persone, del resto, hanno già dichiarato l’intenzione di spendere meno per i presenti, una scelta dettata non da un minore spirito natalizio ma dalla necessità di far fronte all’aumento di altre spese considerate più impellenti o inevitabili.
L’esplosione dei costi per il cibo e la mobilità
È proprio su questi fronti, quelli dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali, che si addensano le nubi di un carovita che rischia di erodere parte delle risorse aggiuntive. Le associazioni dei consumatori segnalano con forza criticità ormai croniche. Il Codacons, per esempio, punta il dito contro i rincari che affliggono il settore del cibo e del turismo, mentre Federconsumatori giudica in maniera severa, definendola inaccettabile, l’impennata dei costi legati ai trasporti. Una situazione, quest’ultima, che grava in misura particolare sui pendolari, i quali si trovano costretti a sostenere esborsi più onerosi per raggiungere le proprie famiglie durante le feste. Persino simboli gastronomici del Natale come panettoni e pandoro non sfuggono a questa tendenza, registrando aumenti di prezzo che ne fanno volare il costo sugli scaffali, limitandone di fatto l’accessibilità per alcuni nuclei familiari.
Un quadro nazionale tra ottimismo e prudenza
Il risultato finale di queste pressioni contrapposte è un contesto economico domestico in bilico, nel quale l’ottimismo derivante da un’occupazione ai massimi e da un’inflazione sotto controllo, citati da Confcommercio, deve fare i conti con l’erosione quotidiana del potere d’acquisto. Se la spesa media per famiglia potrebbe avvicinarsi ai mille euro, comprendendo in essa non solo i regali ma l’intero paniere natalizio, la sua composizione interna è destinata a modificarsi, penalizzando alcuni capitoli a vantaggio di altri. La capacità di consumo, sebbene sostenuta da provvedimenti legislativi che hanno agito sul reddito netto, viene dunque parzialmente riassorbita da dinamiche di mercato che continuano a generare attriti e disparità, delineando un Natale dal sapore per molti agrodolce, dove la maggiore ricchezza disponibile non sempre si traduce in un reale e percepito benessere.




