Natale 2025 a Bergamo: tredicesime in aumento ma regali in calo, tra turismo e sobrietà

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo spettro dell’inflazione, che continua a erodere il potere d’acquisto, e l’ombra di una recessione incipiente offuscano solo in parte il quadro economico delle prossime festività nella provincia di Bergamo. Qui, la somma delle tredicesime, includendo anche la maggiore capacità di spesa espressa dai lavoratori autonomi, raggiungerà secondo le stime di Confcommercio una cifra considerevole, pari a 910 milioni di euro. Una crescita nominale del 3,2%, se confrontata con l’anno precedente, che viene trainata principalmente da due fattori: l’aumento dell’occupazione e, seppur contenuto, quello dei salari. La media per ciascuno dei circa 700.000 percipienti, comprendenti quindi dipendenti pubblici e privati insieme ai pensionati, si attesta attorno ai 1.300 euro, mentre se si considera l’intera popolazione il valore medio pro-capite scende a circa 820 euro. Risorse che, sebbene garantiscano una certa liquidità al sistema, verranno destinate in maniera molto differente rispetto al passato, delineando comportamenti di spesa profondamente mutati.

La trasformazione degli acquisti natalizi

Il dicembre 2025, come analizzato da diversi osservatori, offre infatti un panorama in cui acquisti ritardati all’ultimo momento, prezzi più alti su diversi beni di consumo e una marcata preferenza per le esperienze, primo fra tutti il turismo, stanno ridisegnando le tradizionali abitudini. Una tendenza che si osserva chiaramente nel settore enologico, dove i volumi di vendita risultano sostanzialmente fermi e il valore cresce in modo solo moderato, con un prodotto iconico come il Prosecco che vive una fase di riposizionamento di mercato mentre, parallelamente, una generazione più giovane mostra un distacco crescente dal consumo di vino in occasioni conviviali. Si acquisterà meno vino da consumare in casa, insomma, e si punterà di più su esperienze fuori porta, in un generale orientamento verso la parsimonia che tocca anche il capitolo dei doni.

Il netto calo della spesa per i regali

La corsa ai regali, vero e proprio tormentone del periodo, conoscerà una battuta d’arresto significativa. Chi aveva le idee chiare, stando alle statistiche, si è già portato avanti negli acquisti, ma per molti altri sarà un Natale all’insegna della sobrietà. Le idee regalo si orientano verso prodotti semplici, spesso di origine artigianale, mentre sembrano definitivamente accantonati gli acquisti di lusso e le grandi spese voluttuarie. La stima, che parla di una media di circa 200 euro pro-capite destinati ai doni, si traduce in un giro d’affari complessivo che si aggirerà intorno ai 9 miliardi di euro a livello nazionale, segnando un calo molto pronunciato, pari al 20%, rispetto all’edizione precedente delle festività. Un dato che, al di là delle cifre, fotografa l’impatto concreto del carovita sulle scelte delle famiglie, le quali accorciano la lista dei destinatari includendo solo i pochi intimi.

Uno scenario contraddittorio per le feste

Quello che emerge, pertanto, è uno scenario economicamente contraddittorio per il Natale 2025. Da un lato, si registra un aumento delle risorse liquide disponibili per un’ampia fetta della popolazione, come nel caso bergamasco, sostenuto da dinamiche occupazionali positive. Dall’altro, però, la medesima liquidità non si traduce in una spesa consumistica tradizionale, ma viene indirizzata verso comparti diversi o semplicemente conservata, in un’ottica di maggiore cautela dettata dal clima economico generale. Le scelte, quindi, diventano più ponderate e selettive, privilegiando la qualità alla quantità e, in molti casi, l’esperienza al bene materiale, in una trasformazione che sembra destinata a caratterizzare le abitudini natalizie ben oltre l’attuale edizione delle feste.

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