Il padre di Maja T. invoca parità di trattamento dopo l’immunità di Ilaria Salis
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
«Il Parlamento europeo ha confermato l’immunità di Ilaria Salis. Vorrei vedere un sostegno simile anche per Maja», afferma Wolfram Jarosch, padre di Maja T., attivista antifascista venticinquenne condannata in Ungheria a otto anni di carcere. La sentenza, emessa per violenze contro nove militanti di estrema destra durante un raduno neonazista a Budapest nel febbraio 2023, viene contestata dalla difesa e dai familiari, secondo i quali le accuse non reggono. La posizione di Jarosch, che evidenzia una disparità percepita nella protezione istituzionale offerta a due casi giudiziari simili, emerge in un momento delicato, mentre l’attenzione europea si concentra sulle procedure giuridiche che coinvolgono attivisti italiani in territorio ungherese.
Un’altra condanna pesante colpisce un attivista italiano a Budapest
Parallelamente, il Tribunale di Budapest ha condannato in primo grado a sette anni di reclusione Gabriele Marchesi, ritenuto colpevole, insieme ad altri – tra cui la stessa Ilaria Salis – di aver aggredito tre persone durante quella medesima manifestazione dell’11 febbraio 2023. La difesa di Marchesi, che nei mesi scorsi aveva già beneficiato del diniego alla consegna da parte dell’Italia – con la Corte d’Appello di Milano che aveva elencato motivi giuridici per respingere il mandato di arresto europeo – ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza, attesa dopo il deposito delle motivazioni.
Le reazioni e il clima teso dopo le sentenze
Queste condanne, che arrivano a distanza di oltre un anno dai fatti, stanno alimentando tensioni nell’ambito dei movimenti antagonisti europei. La severità delle pene, infatti, viene interpretata da alcuni settori dell’estrema sinistra come un segnale politico, spingendo verso una riorganizzazione delle frange più radicali. La preoccupazione, espressa in alcuni ambienti, è che si possano generare nuove forme di protesta o scontri, sebbene al momento non vi siano episodi specifici da riportare.
Il contesto giudiziario e le sue implicazioni
Le vicende giudiziarie di Maja T. e di Gabriele Marchesi si svolgono sotto l’ombrello di un più ampio dibattito sul diritto penale e sulla cooperazione giudiziaria nell’Unione Europea. L’immunità parlamentare concessa a Ilaria Salis, eletta alle europee, ha di fatto creato un precedente che, come dimostra l’appello del padre di Maja, viene osservato con attenzione da chi si trova in situazioni analoghe ma senza la stessa copertura istituzionale. La questione, pertanto, oltrepassa i singoli casi e investe il tema, sempre attuale, delle garanzie processuali e della reciprocità nelle aule di giustizia dei diversi Stati membri.




