Incontro Trump-Zelensky sullo sfondo delle minacce di Mosca alle truppe europee
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Redazione Esteri
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Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader ucraino si incontreranno oggi, le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov gettano un'ombra minacciosa sull'intero scenario diplomatico. In un'intervista concessa all'agenzia Tass, Lavrov ha infatti lanciato un monito inequivocabile alle capitali europee, affermando che eventuali contingenti militari inviati in Ucraina nell'ambito di una "coalizione di volenterosi" diverrebbero "un obiettivo legittimo" per le Forze Armate russe. Una posizione, questa, ribadita con forza e presentata non come una novità, bensì come la riproposizione di un principio già enunciato "centinaia di volte", a dimostrazione di quanto il Cremlino consideri la questione una linea rossa invalicabile.
L'accusa a Bruxelles: ostacolo alla pace e occhi chiusi sulla corruzione
Il capo della diplomazia russa ha poi imputato all'Europa e all'Unione europea, soprattutto dopo il cambio di amministrazione a Washington, il ruolo di "principale ostacolo alla pace" in Ucraina, sostenendo che gli europei "non nascondono le loro intenzioni di preparare una guerra contro la Russia". In questo quadro, secondo Lavrov, gli scandali di corruzione che periodicamente scuotono Kiev non rappresentano un freno per l'Occidente, il quale continuerebbe a servirsi del "regime di Kiev come ariete militare" contro Mosca, tenendo gli "occhi ben chiusi" sulle problematiche interne del paese. Una visione che dipinge il "partito della guerra europeo" come spietato non solo verso gli ucraini, ma persino verso la propria popolazione, disposta a spingersi "fino in fondo" con le sue idee anti-russe.
La sicurezza russa tra rassicurazioni e avvertimenti perentori
Pur avendo rivolto rassicurazioni ai "politici meno avveduti", sostenendo che non esiste alcun motivo per cui la Russia potrebbe attaccare qualcuno, Lavrov ha immediatamente bilanciato il concetto con un avvertimento di segno opposto. Ha infatti chiarito, in modo perentorio, che qualora qualcuno decidesse di attaccare la Russia, la risposta sarebbe "schiacciante". Questa duplice dichiarazione, tipica della retorica strategica di Mosca, mira a delineare i confini di una difesa percepita come legittima e necessaria, collocando ogni eventuale azione russa in un quadro di risposta a una minaccia esterna e non di iniziativa offensiva.
Il futuro negoziale e il ruolo degli Stati Uniti
Nonostante il tono durissimo riservato agli europei, Lavrov ha lasciato intravedere uno spiraglio per una via diplomatica, che passerebbe però esclusivamente attraverso Washington. Ha annunciato che Mosca porterà avanti il proprio "impegno con i negoziatori americani" con l'obiettivo di elaborare accordi duraturi che affrontino le "cause profonde del conflitto". Questa dichiarazione, che arriva proprio nel giorno dell'incontro tra Trump e Zelensky, assegna implicitamente agli Stati Uniti un ruolo di primissimo piano e di potenziale mediatore, marginalizzando ulteriormente il peso dell'Europa nella possibile risoluzione della crisi, secondo la lettura offerta dal Cremlino.




