Zidane, tra i ricordi della Juve e il sogno di allenare: "Non so perché non sia successo"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è un momento, per ogni leggenda, in cui il passato bussa alla porta con dolcezza, ma è il futuro a reclamare spazio con forza. Zinedine Zidane, campione che ha scritto alcune delle pagine più affascinanti della storia del calcio, si è raccontato con lo stesso stile sobrio ed elegante che mostrava in campo, dal palco del Festival dello Sport di Trento. L’ex stella di Juventus e Francia ha ripercorso la propria storia, lasciando però trasparire con chiarezza un messaggio: il suo percorso da allenatore, che molti davano per concluso, è invece una partita ancora aperta. Un’assenza dai campi che lui stesso, con una punta di rammarico, ha definito inspiegabile, sottolineando come la voglia di tornare in panchina sia un fuoco che arde ancora.
Il ritratto di un artista da giovane
Il racconto di Zidane ha preso le mosse dalle origini, da quella Marsiglia dove la strada è stata la sua prima, e forse più importante, palestra. È lì che ha forgiato una tecnica sopraffina, accompagnata da un fisico da giocatore moderno e dalla "veronica" come marchio di fabbrica, un movimento che, come ha ricordato ieri sullo stesso palco Zlatan Ibrahimovic, gli permetteva di "danzare" fra gli avversari. In camera, da ragazzino, teneva il poster di Michel Platini, altro protagonista del Festival, quasi a prefigurare un destino che si sarebbe intrecciato con la storia della Juventus e del calcio francese. Alla domanda su cosa avesse imparato dal padre, posta da Walter Veltroni, la risposta è stata essenziale, rimarcando quei valori familiari che hanno sempre costituito la sua roccia morale, lontano dai riflettori.
Gli anni a Torino e l'ammirazione per un Milan leggendario
Il cuore dell’intervista ha battuto forte quando il ricordo è volato ai suoi anni in bianconero, un periodo formativo durante il quale ha assorbito una cultura della vittoria che sarebbe diventata il suo standard. "Il motto era vincere sempre, sia in casa che in trasferta", ha affermato, descrivendo un ambiente dove il successo non era un'opzione, bensì l'unico obiettivo concepibile. Parallelamente, ha speso parole di genuina ammirazione per il Milan di Arrigo Sacchi, definendolo "una squadra impressionante", un modello di calcio totale e collettivo che ha segnato un'epoca e che, evidentemente, ha lasciato un segno profondo nella sua concezione del gioco.
Il futuro e la panchina che attende
È emerso, con la forza dell'evidenza, il quadro di un uomo che non si accontenta di vivere di glorie passate. Sebbene non abbia fatto nomi, il riferimento a una "priorità" da seguire e il dichiarato non sapere "perché non sia successo" un suo ritorno in panchina, delinea un orizzonte di attesa. Zidane, che ha guidato il Real Madrid a tre trionfi consecutivi in Champions League, sembra dunque in attesa della chiamata giusta, di quel progetto che sappia coniugare ambizione e una visione del calcio in linea con la sua, mentre la Juventus, con cui il legame affettivo rimane intatto, rappresenta un sogno nel cassetto che la realtà non ha ancora trasformato in fatto compiuto.




