Commissione Covid, Speranza torna su “tachipirina e vigile attesa”
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Redazione Interno
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A sei anni dall’emergenza sanitaria, l’audizione dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid ha riportato al centro del confronto politico la gestione della pandemia, dalle scelte terapeutiche alle responsabilità delle istituzioni. La discussione è tornata sulla formula “tachipirina e vigile attesa”, diventata uno dei simboli delle polemiche sulle indicazioni adottate durante la crisi. Il confronto parlamentare si è sviluppato tra contestazioni della maggioranza, difese da parte delle opposizioni e rivendicazioni dell’ex ministro, in un clima nel quale la ricostruzione delle decisioni sanitarie si intreccia con lo scontro tra partiti.
Le polemiche sulla gestione dell’emergenza sanitaria
La formula “tachipirina e vigile attesa” continua a rappresentare uno dei punti più controversi del dibattito italiano sulla risposta al Covid. Le discussioni sulle cure, sulle indicazioni rivolte ai cittadini e sulle decisioni assunte durante l’emergenza hanno alimentato posizioni contrapposte, che riemergono anche nel lavoro della Commissione parlamentare. Da una parte si insiste sulla necessità di verificare le scelte compiute dai responsabili politici e sanitari; dall’altra si contesta l’utilizzo dell’inchiesta come strumento di contrapposizione ideologica. Il problema è distinguere le domande legittime sulla gestione della crisi dalle accuse formulate senza un adeguato esame dei fatti, mantenendo al centro le decisioni effettivamente adottate e le evidenze scientifiche disponibili nei diversi momenti dell’emergenza.
Nel confronto si inserisce anche la questione del rapporto tra responsabilità politiche e conoscenze scientifiche. Le decisioni prese durante una pandemia devono essere valutate tenendo conto delle circostanze in cui furono adottate, ma questo non esclude la possibilità di esaminarne criticamente presupposti, conseguenze e comunicazione pubblica. Allo stesso tempo, la ricostruzione storica non può essere sostituita da una contrapposizione tra schieramenti, né le contestazioni politiche possono valere da sole come dimostrazione di eventuali errori. Il lavoro parlamentare dovrebbe consentire di chiarire quali informazioni fossero disponibili, quali alternative vennero considerate e come furono motivate le decisioni, senza trasformare ogni domanda in un processo alle intenzioni.
Le accuse di Speranza e la replica della maggioranza
Durante l’audizione del 26 ottobre, l’ex titolare della Salute ha contestato apertamente l’impostazione dei lavori, sostenendo che la Commissione fosse stata utilizzata troppo spesso per colpire gli avversari politici e raccogliere consenso tra gruppi negazionisti e antiscientifici. Ha inoltre denunciato il clima di ostilità nei suoi confronti e le minacce rivolte anche ai familiari. La maggioranza ha respinto questa impostazione attraverso domande sulle scelte compiute durante la pandemia e sulle responsabilità dell’allora ministero. Tra gli argomenti sollevati sono comparsi il piano pandemico, le dichiarazioni pubbliche sui vaccini e il finanziamento degli istituti citati a sostegno delle valutazioni scientifiche. Il confronto ha evidenziato una divergenza profonda non soltanto sulle decisioni passate, ma anche sul significato attribuito all’inchiesta parlamentare.
Nel corso delle domande, la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri ha chiesto all’ex ministro se intendesse scusarsi per alcune sue dichiarazioni televisive riguardanti persone che lamentavano conseguenze dopo la vaccinazione. Ha inoltre contestato il ricorso a studi scientifici senza approfondire chi finanziasse gli istituti che li avevano prodotti. L’ex ministro ha replicato accusando la maggioranza di fare propaganda e campagna elettorale, mentre i suoi interlocutori gli hanno rimproverato di non rispondere nel merito alle domande. Il dissenso ha riguardato quindi anche il metodo dell’audizione: per la maggioranza, le richieste di chiarimento erano parte del mandato d’inchiesta; per l’ex ministro, alcune contestazioni erano orientate soprattutto alla comunicazione politica.
Il caso delle dichiarazioni diffuse prima dell’intervento
Un altro episodio ha riguardato il discorso conclusivo che l’ex ministro intendeva pronunciare, nel quale ha citato papa Francesco. Il presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, ha osservato che il contenuto era già stato diffuso dalle agenzie di stampa prima della lettura in aula, sollevando una contestazione sulla circolazione anticipata del testo. La frase ha provocato reazioni tra i presenti e ha aggiunto un ulteriore momento di tensione a un’audizione già segnata da scambi polemici. La questione, distinta dal merito delle scelte sanitarie, ha riguardato la diffusione preventiva dell’intervento e la conoscenza del suo contenuto da parte dei giornalisti prima della pronuncia pubblica.
Speranza ha risposto spiegando che i suoi appunti e le sue posizioni erano noti, perché aveva già espresso quelle considerazioni in altre occasioni. Ha quindi richiamato le parole di papa Francesco sul rischio di sprecare la lezione lasciata da una crisi, ricordando l’impatto personale che quel messaggio ebbe quando era ministro. La citazione è stata utilizzata per sostenere la necessità di trarre insegnamenti dall’esperienza pandemica, mentre lo scontro in aula ha continuato a concentrarsi sulla credibilità dell’ex responsabile della Sanità e sulle finalità dell’inchiesta. Sulla gestione della diffusione anticipata del testo, l’episodio ha aperto un fronte procedurale distinto dalle contestazioni relative alle decisioni assunte durante l’emergenza.
Dal Partito democratico è arrivata una presa di posizione in difesa dell’ex ministro. Il deputato Federico Fornaro ha contestato la conduzione dell’audizione, sostenendo che le interruzioni e gli interventi della presidenza avessero contribuito a trasformare il confronto in un tribunale politico. Ha annunciato l’intenzione di portare la questione all’attenzione della Giunta per il regolamento della Camera. Anche il deputato del Movimento 5 Stelle Quartini ha espresso solidarietà a Speranza, denunciando gli attacchi rivolti a chi, tra ricercatori, medici e decisori pubblici, avrebbe operato sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili.
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