L'Obama Presidential Center apre a Chicago tra stelle, ex presidenti e messaggi politici
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Redazione Esteri
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Dieci anni, è il lasso di tempo che è occorso per vedere concretizzarsi il progetto dell'Obama Presidential Center, la biblioteca presidenziale voluta dal 44° presidente degli Stati Uniti, che ha finalmente aperto i battenti a Jackson Park, Chicago, con una cerimonia di inaugurazione che per sfarzo e parterre di invitati ha pochi eguali nella storia recente di queste istituzioni. L'evento, tenutosi giovedì, ha visto la partecipazione di tre ex presidenti - Joe Biden, George W. Bush e Bill Clinton - oltre naturalmente a Barack Obama stesso, che insieme alle rispettive first lady hanno preso posto sul palco principale, a testimonianza di una tradizione che, nonostante le asprezze della politica contemporanea, conserva ancora un suo solenne rituale.
Un parterre di ospiti tra politica e spettacolo
La lista degli ospiti, come si conviene a un evento di tale portata, era un caleidoscopio di nomi celebri che spaziavano dal mondo della politica internazionale a quello dello spettacolo e della musica: tra i primi ministri stranieri, spiccavano le figure dell'ex cancelliera tedesca Angela Merkel, dell'ex premier canadese Justin Trudeau e dell'ex presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, mentre il Gotha musicale era rappresentato da artisti del calibro di Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Bono (che si è esibito con The Edge), John Legend, Christina Aguilera, Eddie Vedder dei Pearl Jam e
Marc Anthony. La cerimonia, che ha visto Jennifer Hudson intonare l'inno nazionale e la Aguilera regalare una versione di "What a Wonderful World", è stata impreziosita anche dalla presenza di volti noti del cinema e della televisione come Oprah Winfrey, Tom Hanks, David Letterman e Stephen Colbert, senza dimenticare il rapper Common e la leggenda del tennis Billie Jean King.
Il discorso e le ombre politiche
Sebbene l'evento fosse celebrativo, l'ex presidente Obama, nel suo intervento, ha voluto lanciare un messaggio che, seppur senza mai citare direttamente l'attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, è apparso come un chiaro monito al clima politico attuale, esortando a opporsi al "cinismo e alla disperazione" e richiamandosi ai principi fondativi della nazione americana, quelli secondo cui "non ci sono re o servi nella dichiarazione di Indipendenza".
Un'eco, la sua, che riecheggia le divisioni del paese e che, nel sottolineare la "fede nel passaggio pacifico del potere", ha tracciato un ideale solco tra la sua visione della democrazia e le modalità spesso conflittuali della politica contemporanea, un'attitudine che è parsa un implicito ma chiaro distinguo nei confronti dell'operato del presidente Trump.
Un centro tra attese e polemiche
Il centro, la cui realizzazione è stata segnata da anni di attese, ritardi e non poche polemiche, si erge ora come un polo polifunzionale che va oltre la semplice biblioteca, includendo spazi espositivi, un campo da basket, aree verdi e strutture pensate per la comunità locale, con l'obiettivo dichiarato di diventare un motore di rigenerazione per il South Side di Chicago, dove Obama mosse i primi passi della sua carriera politica. L'assenza tra gli invitati di Donald Trump, circostanza riportata dalla stampa, ha finito per diventare un dettaglio tutt'altro che secondario, andando a confermare le profonde fratture politiche che attraversano il paese e che nemmeno un evento istituzionale come l'inaugurazione di una biblioteca presidenziale è riuscito a ricomporre.




