Il mondo si illumina per papa Francesco, mentre l’America riflette sul suo lascito
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Redazione Esteri
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Da Buenos Aires a New York, un’onda di luce ha attraversato i cieli del pianeta per rendere omaggio a papa Francesco, scomparso nelle scorse ore. La Casa Rosada, simbolo del potere argentino e città natale del pontefice, si è illuminata di bianco, proiettando immagini che ripercorrevano i momenti salienti del suo ministero: gli abbracci ai fedeli, i viaggi apostolici, gli incontri con gli ultimi. Lo stesso hanno fatto altri monumenti iconici, dalle capitali europee alle metropoli americane, in un gesto collettivo che univa idealmente continenti lontani.
Oltreoceano, la notizia della morte del papa ha lasciato un vuoto palpabile, soprattutto tra quanti vedevano in lui una figura insostituibile in tempi di divisioni e crisi globali. «In questo momento, il mondo aveva bisogno della sua compassione», ha commentato un cittadino intervistato a Washington, dove l’emozione si è mescolata al rimpianto. Non sono mancati, tuttavia, toni più polemici, come quelli del conduttore Jimmy Kimmel, che in un monologo televisivo ha ironizzato sulla coincidenza della scomparsa nel giorno del Lunedì dell’Angelo, aggiungendo una stoccata al senatore J.D. Vance per le sue recenti dichiarazioni sul pontefice.
I rapporti tra Francesco e la chiesa statunitense, del resto, non sono mai stati semplici. Già nel 2015, appena due anni dopo l’elezione al soglio di Pietro, le divergenze tra il suo approccio sinodale e il conservatorismo di molti vescovi locali erano emerse con nettezza. Un editoriale del "New Yorker" aveva colto subito i segni di una frattura, sottolineando come lo stile del papa argentino, incline al dialogo e alla misericordia, mal si conciliasse con le rigidità d’Oltreatlantico.




