Prezzi impazziti: in dieci anni il gasolio vola del 75,5%, la benzina del 38%
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Redazione Economia
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Un decennio di rincari selvaggi, scandito da crisi internazionali e scelte fiscali controverse, ha riscritto la mappa dei costi alla pompa per gli automobilisti italiani. Secondo l’analisi diffusa dal Codacons, che ha passato al setaccio i dati della Commissione Europea, tra il 2016 e il 2026 il prezzo medio del gasolio ha subito un’impennata del +75,5% (ben 35,7 euro in più per un pieno), mentre la benzina è salita del +38% (pari a 24,5 euro aggiuntivi ogni rifornimento).
Numeri che, se depurati dagli sconti sulle accise voluti dal governo per calmierare l’emergenza in Medioriente, diventerebbero ancora più pesanti: per il diesel si parlerebbe di un +48 euro a serbatoio. Un dato, quest’ultimo, che colloca l’Italia in una posizione paradossale: nonostante la pressione fiscale storicamente elevata sul gasolio, il nostro Paese risulta il penultimo in Europa per entità dei rincari, grazie proprio ai tagli temporanei, ma la musica cambia quando si abbandonano le medie e si guarda ai valori assoluti.
Il paradosso italiano: prezzi più alti della media Ue ma competitor battuti sul confronto diretto
Se si analizza il momento di massima pressione sui listini – il picco dello scorso 6 aprile – l’Italia mostra una fotografia a due facce. Da un lato, il prezzo della benzina si attestava a 1,761 euro al litro, una cifra decisamente inferiore ai 2,031 della Francia e ai 2,241 della Germania. Dall’altro, il gasolio nazionale (2,092 euro) superava seppur di poco la media Ue a 27, confermando la maggiore incidenza del fisco italiano su questo specifico prodotto.
Un fenomeno che Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha recentemente quantificato in termini aggiornati: il 21 maggio scorso, in Italia il diesel costava 14 centesimi in meno rispetto alla Francia, 1 centesimo in più della Germania, ben 30 centesimi meno dell’Olanda, ma anche 30 centesimi più caro rispetto alla Spagna, che nel frattempo ha scelto la strada del taglio massiccio delle imposte riducendo sia accise che Iva.
Lo stop allo sconto e la scure sulle accise: il pieno sale di 6,1 euro
A complicare ulteriormente il quadro, nelle ultime ore, è arrivato il decreto del governo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio: lo sconto sulle accise del gasolio è stato dimezzato, passando (Iva inclusa) da 24,4 a 12,2 centesimi di euro al litro. Un taglio, questo, che si traduce in un aggravio immediato di 6,1 euro per ogni pieno di diesel.
L’effetto sui prezzi medi è stato immediato e rilevato dall’Osservatorio del Mimit: se sabato 23 maggio il gasolio self sulla rete ordinaria viaggiava ancora a 1,979 euro al litro, già lunedì 25 maggio la stessa rilevazione segnava un balzo a 2,046 euro, mentre la benzina restava sostanzialmente stabile a 1,968 euro. Ancora più salati i listini in autostrada, dove il diesel self ha raggiunto i 2,127 euro al litro e la benzina i 2,057.
In pratica, l’Italia è risalita vertiginosamente nella classifica europea del caro-carburanti, issandosi al sesto posto per il prezzo del gasolio più elevato, dietro solo a Olanda, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio.
La corsa del greggio, i consumi che non calano e il grido degli autotrasportatori
Sotto la lente degli analisti, il fenomeno non è solo fiscale. Tabarelli ha lanciato l’allarme sul fronte della domanda: nonostante la crisi e la scarsità di materia prima paventata dall’International Energy Agency, ad aprile i consumi di benzina in Italia sono aumentati del 7% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre quelli del gasolio sono cresciuti dello 0,4%. Un “assurdo”, lo ha definito lo stesso presidente di Nomisma, che ha invitato il governo a non confondere le misure di contrasto all’inflazione con la necessità di inviare un segnale di moderazione dei consumi.
In questo scenario di forte volatilità, il governo è però corso ai ripari per evitare la paralisi della logistica: nel decreto varato dal Consiglio dei ministri – che ha prorogato il taglio delle accise fino all’8 giugno – sono stati stanziati 300 milioni di euro in crediti d’imposta per gli autotrasportatori, una mossa che ha convinto le sigle di categoria a sospendere lo sciopero annunciato per la settimana del 25 maggio.
Resta, sullo sfondo, la consapevolezza che la finestra di intervento è stretta: se la crisi dovesse protrarsi per mesi, come molti temono, la stretta attuale sui prezzi potrebbe trasformarsi in una vera e propria morsa per famiglie e imprese.




