Ponte sullo Stretto, l'ad Ciucci assicura: "Niente nuova gara, a febbraio i cantieri"
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Redazione Interno
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L’amministratore delegato di Stretto di Messina spa, Pietro Ciucci, ha dichiarato che non sarà necessaria una nuova gara per l’assegnazione dei lavori, confermando l’obiettivo di avviare i cantieri a febbraio, nonostante la decisione della Corte dei conti di non concedere il via libera immediato. “Avremmo voluto avere da subito il via libera, ma siamo pronti a dare altre spiegazioni alla Corte dei conti, certi di aver rispettato tutte le norme”, ha assicurato Ciucci, il quale ha respinto con decisione sia l’ipotesi di una procedura di affidamento diversa, sia le critiche relative al mancato rispetto delle normative europee in materia di ambiente.
Le reazioni politiche e la controproposta
All’annuncio del brusco stop al progetto, determinato dalla mancata concessione del visto di legittimità i cui dettagli saranno noti entro trenta giorni, sono seguite le repliche della premier Giorgia Meloni e del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. In netta contrapposizione, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha avanzato una proposta radicalmente alternativa, sostenendo che i quindici miliardi di euro destinati all’opera dovrebbero essere dirottati verso altri settori. “Se ci fosse un referendum – ha affermato Bonelli – gli italiani abrogherebbero la norma sul Ponte, perché hanno ben capito che la vera priorità per il Paese non è spendere quindici miliardi per un’infrastruttura che insiste su un’area sismica e si basa su un progetto vecchio di 28 anni”, chiedendo di destinare quelle ingenti risorse al sistema scolastico, a quello sanitario e al potenziamento delle ferrovie.
Il caso di Parma e le ripercussioni
In un contesto politico già teso, un episodio di cronaca ha offerto ulteriori spunti di scontro, dopo che alcuni giovani, in un palazzo associato a Fratelli d’Italia a Parma, sono stati coinvolti in un coro riconducibile al periodo del ventennio. L’accaduto, sul quale la Procura ha avviato un’indagine, ha provocato un’immediata reazione interna, con il rappresentante del partito Donzelli che ha sottolineato come “da noi chi sbaglia paga”. L’episodio, sebbine circoscritto, è stato interpretato da alcuni settori politici come un segnale allarmante, in un momento in cui l’opposizione, secondo alcune analisi, sembra cercare nuovi argomenti dopo una serie di battute d’arresto parlamentari.
Lo stallo procedurale e le attese
La sospensione decisa dalla Corte dei conti rappresenta dunque solo un momento di stallo, sebbene significativo, in un iter che l’azienda appaltante continua a considerare pienamente valido e perseguibile. La società, che si dice pronta a fornire ogni ulteriore delucidazione richiesta dagli organi di controllo, mantiene ferma la propria posizione sulla correttezza procedurale dell’intera operazione, respingendo nel merito qualsiasi accusa di inosservanza delle direttive comunitarie. L’attenzione si sposta ora sulle motivazioni che la Corte renderà pubbliche, le quali chiariranno i profili specifici che hanno condotto alla mancata approvazione, determinando le prossime mosse delle parti in causa.




