Ponte sullo Stretto, la Corte dei conti impone uno stop. Ma Ciucci assicura: «Il progetto si farà»
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Redazione Interno
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«Slitta tutto di sei-sette mesi», ammette senza troppi giri di parole Pietro Ciucci, presidente della società Stretto di Messina, riferendosi alle tempistiche di un'opera, quella del Ponte sullo Stretto, che continua a navigare in acque procedurali agitate. Nonostante la bocciatura della Corte dei Conti, la cui portata è tutt'altro che marginale, Ciucci mantiene un tono determinato, quasi fatalista, sottolineando come «sapevamo e sappiamo che le procedure sarebbero state complesse», trattandosi della «più grande infrastruttura mai realizzata in Italia». L'intenzione dichiarata, di cui si fa portavoce, è quella di recepire i rilievi dei giudici contabili in una nuova delibera da sottoporre al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, nell'ambito di un «impegno assoluto» da parte del governo.
Le criticità sollevate dai giudici contabili
La pronuncia della Corte dei Conti, che ha negato il visto di legittimità alla delibera del 6 agosto 2025, va ben oltre un mero rinvio formale e scalfisce le fondamenta stesse dell'iter intrapreso. Il cuore del contrasto risiede nella volontà dell'esecutivo di assegnare direttamente l'appalto per la progettazione definitiva ed esecutiva al raggruppamento di imprese che risultò vincitore del bando bandito ormai nel 2004, aggirando così l'indizione di una nuova gara. Una scelta, questa, che i magistrati della Ragioneria generale dello Stato giudicano in palese violazione della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici, poiché si configurerebbe un illecito «accordo negoziato» senza giustificazione. Si aggiungono, per di più, perplessità di non minor peso riguardanti la sostenibilità economico-finanziaria dell'intervento, un tema annoso che riporta in primo piano interrogativi sui costi effettivi e sulle coperture.
Le perplessità di categoria e le giustificazioni fantasiose
Al di là del rigore dei controlli, il progetto non sembra convincere del tutto nemmeno una parte di coloro che, in teoria, potrebbero essere tra i suoi principali utenti. Un sondaggio informale condotto tra gli autotrasportatori, infatti, restituisce un quadro di scetticismo pratico: a molti di loro, pur riconoscendone una potenziale utilità, il Ponte non appare come una priorità assoluta. Preferirebbero, piuttosto, vedere investimenti destinati alla manutenzione della rete stradale esistente, al potenziamento della rete ferroviaria meridionale e allo sviluppo di infrastrutture portuali, considerate esigenze più impellenti. Questo disagio di categoria si inserisce in un contesto dove, per sostenere l'opera, sono state avanzate argomentazioni quantomeno singolari, come quella – prontamente respinta dalle istituzioni europee – di giustificare la costruzione con esigenze di difesa nazionale e di evacuazione della Sicilia, una tesi che ha finito per offuscare ulteriormente il dibattito tecnico.
Un percorso ancora tutto in salita
La strada verso la realizzazione del Ponte, dunque, si presenta oggi più impervia che mai, costellata non solo da ostacoli tecnici e finanziari – che pure restano enormi – ma anche da un intrico giuridico e procedurale di primo ordine. La necessità di riscrivere la delibera Cipess secondo le indicazioni della Corte, infatti, non è un adempimento burocratico di poco conto, ma implica una ricalibratura sostanziale dell'approccio all'affidamento del lavoro, con tutto ciò che ne consegue in termini di ulteriore consumo di tempo. L'ottimismo delle istituzioni preposte, per quanto ribadito, deve ora fare i conti con la stringente necessità di trovare una quadra tra la volontà politica, espressa con forza dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, e il rispetto puntuale di norme e parametri che, come dimostrato, non lasciano molto spazio a deroghe o a interpretazioni discrezionali.




