Ponte sullo Stretto, Ciucci conferma: "L'opera si farà, nonostante lo stop della Corte dei conti"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La determinazione del governo e della società Stretto di Messina rimane granitica, nonostante la battuta d'arresto inflitta dalla Corte dei conti, la quale ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess dello scorso agosto. Pietro Ciucci, presidente della società, pur ammettendo uno slittamento di sei o sette mesi rispetto ai piani originari, che vedevano il 2025 come l'anno dell'avvio delle attività propedeutiche, sottolinea come un'opera di tale portata, definita «la più grande infrastruttura mai realizzata in Italia», porti con sé una complessità procedurale inevitabile. «Stiamo recependo i rilievi della Corte dei conti», afferma, aggiungendo che esiste un impegno assoluto a inCorporare le osservazioni dei magistrati contabili nella nuova delibera che sarà sottoposta al Cipess, l'organo che deve autorizzare il finanziamento dell'opera simbolo dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Le ragioni tecniche del rinvio

Il cuore del rigetto risiede nella modalità scelta per l'affidamento dei lavori. La Corte ha infatti bocciato l'intenzione di assegnare direttamente l'appalto ai vincitori dell'ormai ventennale bando del 2004, una procedura giudicata in contrasto con la normativa comunitaria in materia di appalti pubblici, la cosiddetta direttiva "Appalti". Questo approccio, secondo i giudici, configurerebbe un illegittimo cambio di natura nella procedura di gara, costringendo di fatto a un ripensamento dell'intero iter. Ne consegue che la tempistica per l'apertura materiale dei cantieri, che il ministero delle Infrastrutture e la società avevano sperato di poter fissare per il giugno 2026, subisce un inevitabile e consistente rallentamento, rendendo quell'anno ormai improbabile per l'avvio dei lavori veri e propri.

Le ripercussioni politiche e territoriali

La vicenda giudiziaria, intrecciandosi con il dibattito parlamentare sulla manovra di bilancio, ha acceso ulteriormente il confronto politico, in particolare riguardo alla destinazione delle ingenti risorse finanziarie già stanziate. Il senatore Antonio Nicita del Partito Democratico ha espresso forte critica, rimarcando come il governo abbia respinto emendamenti volti a dirottare i fondi, al momento bloccati per il Ponte, verso altre opere infrastrutturali immediatamente cantierabili in Sicilia e in Calabria. Una scelta, questa, percepita come una penalizzazione per le due regioni direttamente coinvolte dal progetto, le quali vedono così non solo slittare l'opera faraonica, ma anche rinviare altri interventi considerati urgenti e realizzabili nel breve termine.

Il percorso giudiziario e amministrativo futuro

Il prossimo passo, quindi, sarà tutto tecnico-amministrativo e consisterà nella redazione di una nuova delibera Cipess che tenti di sanare le criticità sollevate dai magistrati contabili, il cui parere è vincolante. La sfida è duplice: da un lato rispettare i stringenti vincoli comunitari in tema di gare pubbliche, possibilmente evitando di dover bandire una nuova gara da zero con ulteriori, enormi ritardi; dall'altro, trovare una soluzione finanziaria che tenga conto delle pressioni politiche per una diversa e più celere utilizzazione di quelle risorse. La strada per il Ponte, insomma, si fa più lunga e irta di ostacoli procedurali, ma la volontà politica dichiarata di portare a compimento l'infrastruttura non viene messa in discussione dai suoi principali sostenitori.

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