L'orso M90 fu ucciso in modo crudele, il gip manda Fugatti a giudizio
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Redazione Interno
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La morte dell'orso M90, un esemplare noto come Sonny presso le associazioni animaliste, è stata contrassegnata da una violenza che gli esperti, i professori Cristina Cattaneo e Orlando Paciello, hanno definito inequivocabilmente crudele. L'animale, secondo le loro dettagliate perizie, non morì in maniera immediata, nonostante i colpi d'arma da fuoco che lo hanno colpito. «Tre colpi con un’arma lunga a funzionamento semiautomatico», si legge nella documentazione, dei quali «nessuno è stato in grado di provocare la morte immediata dell’animale per evitare inutili sofferenze». Una fine, questa, che ha sollevato serie questioni sulla legittimità e sulle modalità operative dell'intervento autorizzato dalla Provincia autonoma di Trento.
Il procedimento giudiziario e la richiesta di archiviazione respinta
La vicenda giudiziaria, che vede coinvolto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, ha registrato una svolta significativa con la decisione del giudice per le indagini preliminari. Il gip, respingendo la richiesta di archiviazione che era stata avanzata dalla procura di Trento, ha infatti disposto l'imputazione coatta per il presidente. La misura, che comporta il prosieguo del procedimento per il reato di "uccisione di animale con crudeltà e senza necessità", è stata decisa accogliendo le opposizioni presentate da diverse associazioni, tra le quali l'Enpa si è distinta per la sua azione. Non solo Fugatti, del resto, è chiamato a rispondere della vicenda: insieme a lui sono stati iscritti nel registro degli indagati anche due dirigenti provinciali, Raffaele De Col e Giovanni Giovannini, i quali, secondo le ricostruzioni, avrebbero materialmente eseguito un ordine ritenuto illegittimo.
Le posizioni a confronto e la difesa del presidente
Da una parte, dunque, la tesi dell'accusa, che punta il dito contro le modalità dell'abbattimento e la sua presunta non necessità; dall'altra, la ferma difesa del presidente Fugatti, il quale ha sempre sostenuto di aver agito per tutelare la sicurezza dei cittadini e dell'intero territorio trentino. La sua decisione di firmare il decreto di rimozione dell'orso M90, come lui stesso ha ribadito, sarebbe stata assunta nell'esercizio delle sue funzioni e fondata su valutazioni tecniche precise. A questa linea si allinea il messaggio di solidarietà giunto dal Consiglio PAT, che ha espresso appoggio incondizionato a Fugatti, definendolo «colpevole solo di fare il proprio dovere» e sottolineando come l'azione amministrativa fosse volta esclusivamente alla protezione della collettività.
Il contesto giuridico e le conseguenze immediate
La sentenza del gip arriva in un momento particolarmente delicato per il presidente, il quale, nell'arco di sole quarantotto ore, ha dovuto registrare anche lo stop della Corte Costituzionale alla legge sul terzo mandato. Due verdetti, questi, che segnano un periodo complesso per l'amministrazione provinciale. La qualificazione giuridica dell'uccisione come atto crudele, che emerge con forza dalle relazioni medico-legali, rappresenta il fulcro della disputa, la quale non verte soltanto sull'adempimento di un ordine ma investe la sfera più ampia dei criteri di intervento sulla fauna selvatica e dei limiti dei poteri speciali conferiti alla Provincia.




