Orso marsicano ucciso sulla superstrada, Legambiente chiede corridoi ecologici
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Redazione Interno
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La morte di un orso bruno marsicano, investito nella notte tra sabato e domenica da due autoveicoli lungo la superstrada Sora-Avezzano, riaccende i riflettori sulla precaria condizione del plantigrado, simbolo dell'Appennino centrale e specie tra le più minacciate del continente europeo. L'incidente, avvenuto all'altezza del chilometro ventisette presso l'uscita "Le Rosce", ha coinvolto un esemplare maschio di età stimata tra i quattro e i sei anni, il quale, stando alle prime ricostruzioni, ha perso la vita immediatamente a causa di un trauma cranico. L'episodio, che si è consumato a una decina di chilometri dal perimetro del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, evidenzia ancora una volta come i pericoli maggiori per la sopravvivenza di questa popolazione si annidino proprio al di fuori delle aree protette, laddove l'habitat naturale si frammenta e si scontra con la pressione delle infrastrutture umane.
Il ritrovamento e le prime operazioni
A segnalare il fatto alla centrale operativa dei carabinieri di Tagliacozzo sono stati gli automobilisti coinvolti, i quali, trovandosi di fronte alla carcassa dell'animale al centro della carreggiata, hanno prontamente allertato le forze dell'ordine. In assenza di altre disponibilità veterinarie nella zona, i militari hanno quindi richiesto l'intervento dell'equipe specializzata del Parco, che si è recata sul posto per le verifiche del caso. La dinamica, per quanto ancora da approfondire, appare chiara: l'orso, nel suo naturale movimento di spostamento tra i monti che circondano l'area protetta, ha tentato di attraversare la strada statale, un'arteria a scorrimento veloce, finendo travolto da un primo veicolo e, successivamente, da un secondo.
La fragilità di una specie iconica
Quello che emerge, al di là della singola tragedia, è un quadro di fragilità strutturale per l'orso marsicano, la cui esigua popolazione – stimata in poco più di sessanta esemplari – risulta particolarmente vulnerabile a eventi di mortalità accidentale. Gli investimenti stradali, uniti ad altri fattori di rischio come il bracconaggio o le malattie, rappresentano una minaccia costante che rischia di compromettere gli sforzi di conservazione. Gli esperti sottolineano come gli individui, soprattutto giovani maschi in dispersione, siano costretti a muoversi attraverso territori sempre più segmentati da strade e centri abitati, compiendo percorsi obbligati che li espongono a incontri fatali con il traffico veicolare.
L'appello per una connettività ecologica
Proprio su questo punto si è concentrato l'intervento di Legambiente, il quale, definendo l'accaduto una "grave perdita", ha rilanciato con forza la necessità di interventi immediati per mitigare il conflitto tra infrastrutture e fauna selvatica. L'associazione ambientalista punta il dito sulla mancanza di corridoi ecologici, ovvero di quelle strisce di territorio che, opportunamente gestite e protette, permettono agli animali di spostarsi in sicurezza tra un'area idonea e l'altra, garantendo il flusso genetico e la ricerca di risorse. La realizzazione di tali passaggi, che potrebbero concretizzarsi in sovrappassi o sottopassi faunistici, insieme all'installazione di dispositivi di dissuasione lungo i tratti più critici, viene indicata come una soluzione operativa non più rinviabile. Senza un'azione decisa in questa direzione, avvertono, episodi come quello di San Vincenzo Valle Roveto saranno destinati a ripetersi, erodendo ulteriormente la già esigua consistenza numerica della specie.




