Un altro orso marsicano muore investito sulla statale Avezzano-Sora

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un giovane orso bruno marsicano, un maschio subadulto del peso di circa 150 chilogrammi e di età compresa tra i quattro e i sei anni, ha perso la vita, stroncato sul colpo da un trauma cranico, dopo essere stato investito nella tarda serata di sabato lungo la statale 690 Avezzano-Sora. L'episodio, avvenuto attorno alle ventidue all'altezza del chilometro ventisette, in prossimità dell'uscita Le Rosce e a una decina di chilometri dal Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ha visto coinvolti due veicoli: il primo, condotto da una giovane del posto, ha travolto l'animale mentre questi attraversava la carreggiata, venendo a sua volta tamponato da un secondo mezzo che seguiva. I due conducenti, entrambi feriti in maniera lieve e capaci di scendere autonomamente dalle vetture, si sono trovati dinanzi alla carcassa dell'orso, già senza vita sull'asfalto.

La reazione del Parco e il nodo infrastrutture

Il Parco nazionale, attraverso un comunicato, ha definito l'accaduto "un episodio che si aggiunge a una serie già lunga", sottolineando, con una frase incidentale che non ammette equivoci, come il fatto richiami "la complessità della convivenza tra fauna selvatica, infrastrutture e territori abitati". Una presa di posizione che, al di là del cordoglio per la perdita di un esemplare di una popolazione tanto rara e preziosa, punta il dito contro un problema annoso e irrisolto, quello della frammentazione degli habitat causata dalle strade ad alto scorrimento, le quali tagliano i corridoi ecologici utilizzati dagli animali per i loro spostamenti. Se ne contano, purtroppo, diversi all'anno, di questi incidenti, che oltre a minacciare la già esigua consistenza numerica dell'orso marsicano, pongono seri interrogativi sulla sicurezza delle persone che percorrono quelle arterie.

Le segnalazioni inascoltate e le polemiche

La tragedia, stando a quanto emerge da alcune ricostruzioni, non sarebbe del tutto inattesa, poiché nello stesso tratto di strada sarebbero state segnalate, nelle ore precedenti, le incursioni di almeno quattro diversi esemplari di orso, avvistamenti che, evidentemente, non sono bastati a innescare misure tempestive di prevenzione o di allerta per gli automobilisti. Una circostanza, questa, che accende inevitabilmente le polemiche e solleva questioni di responsabilità nella gestione del rischio, lasciando intendere come gli avvertimenti della fauna in movimento non siano stati tradotti in azioni concrete, come una temporanea moderazione della velocità o una segnaletica dinamica, che forse avrebbero potuto scongiurare l'impatto. Il tratto, del resto, è noto agli addetti ai lavori per la frequente presenza di animali selvatici, fatto che ne fa un punto critico nella geografia della conservazione di questa specie.

Il bilancio e il contesto più ampio

Dal punto di vista giudiziario, come di consueto in simili casi, sono state avviate le indagini di competenza per accertare ogni dinamica e profilo di responsabilità, mentre dal canto suo il personale del Parco ha provveduto al recupero della salma dell'animale per le necessarie verifiche. L'incidente, per quanto abbia avuto un esito tragico per l'orso, non ha causato feriti gravi tra le persone coinvolte, circostanza che pure non attenua la gravità della perdita subita dal patrimonio faunistico. Ogni morte di un orso marsicano, la cui sopravvivenza è appesa a un filo, rappresenta un colpo severo alla biodiversità dell'Appennino, un passo indietro negli sforzi di conservazione che durano da decenni e che devono inevitabilmente fare i conti con un territorio in cui le attività umane e le esigenze ecologiche si scontrano spesso, con esiti luttuosi.

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