L’Idf avverte gli iraniani: «Non prendete il treno, ne va delle vostre vite». E Teheran mobilità i giovani davanti alle centrali elettriche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’esercito israeliano ha diramato poche ore fa un avviso in farsi, diffuso attraverso il proprio canale X, rivolto direttamente ai cittadini della Repubblica islamica: «Cari cittadini, per la vostra sicurezza, vi preghiamo gentilmente di astenervi dall’utilizzare e viaggiare in treno in tutto l’Iran da ora fino alle ore 21:00 (ora iraniana)». Una comunicazione che, nella sua formulazione asciutta e senza margini di interpretazione, reca con sé un’implicita minaccia operativa: salire a bordo di un convoglio, in questo arco temporale che scadrà questa sera alle 18,30 in Italia, significa mettere a repentaglio la propria incolumità.
L’allarme, per quanto laconico, si inserisce in un quadro di tensione già altissimo. Da un lato, infatti, l’Idf non ha fornito dettagli sulla natura del pericolo imminente – né si è soffermata su eventuali obiettivi militari nascosti lungo le tratte ferroviarie – ma la tempistica coincide con la scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump, presidente degli Stati Uniti ormai da più di un anno, nei confronti di Teheran. Un’intimidazione che il tycoon aveva formulato in termini categorici: «In quattro ore possiamo distruggere tutto».
Esplosioni in Iraq e un drone letale partito dall’Iran
Il quadro regionale si complica ulteriormente con quanto accaduto nelle ultime ore a ridosso dei confini iraniani. Due deflagrazioni sono state avvertite nei pressi dell’aeroporto di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, base che ospita i consiglieri della coalizione anti-jihadista a guida statunitense. Un giornalista dell’Afp ha confermato il boato, senza che al momento siano stati chiariti né l’origine né l’eventuale coinvolgimento di mezzi aerei o artiglieria. Più nitido, purtroppo, il bilancio di un altro attacco nella medesima area: un drone esplosivo, secondo le autorità locali proveniente dall’Iran, ha ucciso due civili. Si trattava di un uomo e di sua moglie, colti in un contesto che le fonti ufficiali non hanno voluto ulteriormente specificare.
La mobilitazione umana attorno alle centrali elettriche
Di fronte alla minaccia statunitense – e a una possibile azione militare che molti analisti danno per imminente – il regime di Teheran ha scelto una strada inusuale, spostando il confronto sul piano della mobilitazione popolare e simbolica. Alireza Rahimi, che la televisione di Stato iraniana ha presentato come segretario del Consiglio supremo della gioventù e degli adolescenti, nonché viceministro dello sport, ha lanciato un appello in diretta durante un telegiornale: «Invito tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti e gli universitari e i loro professori a ritrovarci martedì attorno alle centrali elettriche che sono il nostro patrimonio nazionale e il nostro capitale, indipendentemente da qualsiasi gusto o punto di vista politico, che appartiene al futuro dell’Iran e alla gioventù iraniana».
Un videomessaggio, quello diffuso da Rahimi, che trasforma le infrastrutture energetiche – potenziali bersagli di un attacco aereo – in luoghi di una resistenza civile organizzata a catena umana. Una strategia, questa, che espone i manifestanti a un rischio oggettivo qualora i raid statunitensi si concretizzassero, ma che al contempo rende politicamente più complessa per Washington l’eventuale autorizzazione a colpire impianti presidiati da centinaia di civili.
L’avvertimento dell’Idf e il silenzio sulle modalità operative
Resta, in questo quadro frammentato e carico di tensione, l’enigma principale: cosa sappia l’intelligence israeliana riguardo a un pericolo specifico lungo i binari iraniani? L’Idf non ha parlato di sabotaggi, né di missili in volo, né di attacchi informatici agli impianti di segnalamento. Ha semplicemente chiesto ai passeggeri di restare a terra, usando una formula che nelle precedenti fasi del conflitto con l’Iran era stata riservata ad avvisi su edifici governativi o depositi di munizioni. L’estensione dell’avvertimento all’intera rete ferroviaria nazionale, e per un’intera giornata, suggerisce la percezione di una minaccia diffusa e non contingente a una singola tratta. Per i viaggiatori iraniani, che hanno già assistito nei mesi scorsi a blackout, proteste e attacchi attribuiti a Israele senza mai una rivendicazione esplicita, l’avviso odierno suona come un’anticipazione.
Dall’altra parte del Golfo, intanto, il Kuwait ha reso noto un incidente che ha coinvolto quindici suoi soldati – si tratta di militari statunitensi feriti – senza tuttavia specificare né la dinamica né il luogo esatto dell’accaduto. Un dettaglio che, per quanto opaco, alimenta la percezione di un’escalation a macchia d’olio, nella quale i confini tra Iraq, Iran, territorio curdo e basi americane diventano sempre più permeabili a droni, esplosioni e ordini di non muoversi.




