Tajani su Gaza: "Carneficina, non genocidio", mentre l'Ue si divide sulla parola tabù
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto a margine del festival Dannunziano a Pescara dove ha ricevuto il premio ‘Fare Pace’, è tornato a commentare la situazione a Gaza, delineando una posizione che, sebbene critica, si distanzia da quella espressa da altri esponenti europei. “Mi pare che sia una carneficina più che un genocidio”, ha dichiarato, sottolineando come la questione terminologica, di per sé, non modifichi la tragica realtà dei fatti. Tajani, il quale ha specificato che il termine genocidio possiede per lui “un significato particolare”, ha ribadito l’impegno italiano nel favorire il dialogo tra le parti, un’azione che, a suo dire, non sempre viene ascoltata.
Le sue parole giungono in un momento di forte tensione all’interno delle istituzioni comunitarie, scossa dalle dichiarazioni della vicepresidente della Commissione Ue, la socialista spagnola Teresa Ribera. Quest’ultima, durante l’apertura dell’anno accademico di Science Po a Parigi, aveva infatti definito senza giri di parole quanto accade a Gaza un “genocidio”, mettendo in luce, al contempo, l’incapacità dell’Europa di esprimersi e agire in modo unitario. Un’affermazione forte, quella di Ribera, che molti hanno interpretato come un atto di rara dignità in un panorama politico spesso percepito come ambiguo.
La reazione di Bruxelles non si è fatta attendere, dimostrando la profonda spaccatura esistente sulla linea da adottare. L’esecutivo comunitario, infatti, ha impiegato meno di ventiquattr’ore per prendere ufficialmente le distanze dalle parole della propria vicepresidente, in un tentativo di riaffermare una posizione ufficiale che eviti accuratamente quel termine, ormai divenuto un autentico tabù. Una mossa che ha ulteriormente evidenziato le divisioni interne e la difficoltà di trovare una voce comune di fronte a una crisi di così vasta portata.




