Multa record a Google dall’Ue per violazione del Digital Markets Act: ecco i due abusi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   La Commissione europea ha inflitto a Google una sanzione complessiva di 890 milioni di euro, una cifra che, per quanto consistente, rappresenta solo lo 0,22% del fatturato globale del colosso di Mountain View ma che segna un passaggio storico nell'applicazione del Digital Markets Act (Dma), la normativa europea pensata per arginare lo strapotere delle grandi piattaforme digitali.

Due le decisioni adottate dall’esecutivo comunitario, che hanno constatato altrettante violazioni della legge, e che ora impongono a Google un duplice obbligo: modificare il funzionamento del suo motore di ricerca e aprire le maglie del suo store di applicazioni, Google Play.

Due multe per due violazioni del Dma

La prima ammenda, pari a 460 milioni di euro, riguarda la pratica di autofavoritismo su Google Search, quella che in gergo tecnico viene definita "auto-preferenza". Secondo Bruxelles, Google ha continuato a trattare i propri servizi, come quelli dedicati allo shopping, agli hotel, ai trasporti o ai risultati sportivi, in modo più favorevole rispetto a quelli di terzi, violando così uno dei principi cardine del Dma.

Ai sensi del regolamento, i cosiddetti "gatekeeper", ovvero le piattaforme che controllano l’accesso ai mercati digitali, non possono concedere un trattamento preferenziale ai propri servizi, ma devono garantire condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie. Nella sostanza, la Commissione ha contestato a Google di aver reso i propri servizi più visibili nei risultati di ricerca, collocandoli in cima alla pagina o utilizzando immagini e filtri avanzati, mentre ai servizi concorrenti veniva riservato un trattamento meno appariscente.

Il secondo fronte: le restrizioni su Google Play

La seconda sanzione, da 430 milioni di euro, colpisce invece le restrizioni imposte agli sviluppatori di app che distribuiscono i loro prodotti tramite Google Play. In questo caso, la Commissione ha ritenuto che Google abbia violato il Dma impedendo agli sviluppatori di informare liberamente i consumatori su offerte alternative e più economiche, indirizzandoli verso canali di acquisto esterni allo store, come siti web o altri app store.

Il regolamento, infatti, garantisce agli sviluppatori il diritto di comunicare gratuitamente con i propri clienti e di concludere contratti al di fuori della piattaforma del gatekeeper, senza che quest'ultimo possa frapporre ostacoli di natura tecnica o contrattuale. Google, invece, secondo la ricostruzione di Bruxelles, ha imposto commissioni e periodi di "ricarica" eccessivi, andando ben oltre quanto consentito dalla normativa, di fatto scoraggiando la concorrenza e limitando la libertà di scelta dei consumatori.

Le reazioni di Bruxelles e di Mountain View

La vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Teresa Ribera, ha commentato la decisione sottolineando che "i prodotti migliori dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché sono di proprietà dell'impresa che gestisce il motore di ricerca". Un principio, quello della concorrenza basata sul merito, che la commissaria ha ribadito come fondamento della legge a tutela dell'equità e dell'innovazione.

La risposta di Google non si è fatta attendere, con il presidente degli Affari globali del gruppo, Kent Walker, che ha definito la multa un atto che danneggerà i servizi apprezzati dagli utenti europei.

Walker ha dichiarato che per adeguarsi alle richieste dell'Ue, Google sarà costretta a rimuovere funzionalità come la visualizzazione in tempo reale dei prezzi di hotel, voli e ristoranti, e a smantellare alcune protezioni sulla sicurezza di Google Play, definendo la decisione "un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali".

Il braccio di ferro con Washington e gli scenari futuri

La multa arriva in un momento di rinnovate tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, e il presidente Donald Trump sarebbe pronto ad annunciare nuovi dazi, una mossa che rischia di inasprire ulteriormente il clima tra le due sponde dell'Atlantico. Solo pochi giorni fa, un gruppo di 25 parlamentari repubblicani americani aveva scritto al presidente Trump per sollecitare un'azione di ritorsione contro le normative digitali europee, ritenute discriminatorie nei confronti dei colossi tecnologici statunitensi.

Google, da parte sua, ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni della Commissione, scadenza che cade il 21 settembre, e ha già avviato un dialogo con Bruxelles per definire le modifiche necessarie, alcune delle quali sono già in fase di test.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.