Bonus e taglio delle accise nel decreto carburanti, ma gli agricoltori denunciano: «Il credito d’imposta non basta»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il nuovo decreto carburanti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha ufficialmente introdotto un pacchetto di misure pensate per offrire un parziale sollievo a famiglie e imprese, costrette – come si legge nel testo del provvedimento – a fare i conti con l’impennata dei prezzi di benzina e diesel. Tra gli interventi più rilevanti figura l’estensione del taglio delle accise, prorogato fino ai primi giorni di maggio, nella speranza di arginare i rincari che, va detto, hanno colpito in particolare il settore dei trasporti e, di riflesso, l’intera filiera logistica. Eppure, nonostante il calo del prezzo del petrolio registrato nelle ultime ore – una notizia oggettivamente positiva sui mercati internazionali – l’allarme rimane altissimo nel comparto agricolo, dove i costi del carburante continuano a premere come una morsa proprio nella fase più intensa della stagione agraria.

«Un provvedimento fine a se stesso»: la voce di Cia Alessandria-Asti

La presidente di Cia Alessandria-Asti, Daniela Ferrando, ha commentato con netta franchezza il quadro attuale, definendo il credito d’imposta ottenuto per il mese di marzo «un provvedimento fine a sé stesso se non avrà seguito». Le sue parole, pronunciate a caldo dopo la pubblicazione del decreto, sottolineano un dato che molti attori della filiera considerano ormai ineludibile: il 20% di agevolazione sul gasolio – che comunque viaggia verso quota 1,50 euro al litro – non può bastare a garantire la sopravvivenza di numerose realtà agricole. Una considerazione, questa, che nasce dall’osservazione diretta di ciò che accade nei campi, dove ogni centesimo in più sul prezzo del carburante si traduce in un costo aggiuntivo difficilmente ammortizzabile.

L’insostenibilità secondo Pagano: «Punto di non ritorno per centinaia di imprese»

Ancora più drammatico è il quadro tracciato da chi rappresenta gli agricoltori pugliesi. Un dirigente del settore – di cui riportiamo le dichiarazioni senza aggiungere dettagli non verificati – ha parlato di «situazione insostenibile», avvertendo che senza un intervento immediato del governo il settore rischia di fermarsi. Il gasolio agricolo, ha spiegato, è passato da 90 centesimi a 1,67 euro al litro in pochi mesi. «Non stiamo parlando di un disagio – ha affermato – ma di un punto di non ritorno per centinaia di imprese». A questo si sommano, inevitabilmente, i rincari di fitofarmaci e fertilizzanti, i danni provocati dal maltempo che ha devastato intere colture nella regione, e la pressione costante della Xylella, una fitopatia che non dà tregua. L’appello al governo è diretto e privo di ambiguità: non si può far finta di niente.

Confagricoltura Brescia: margini già ridotti e una pressione che sale

Nel pieno della ripresa delle lavorazioni nei campi – quando trattori, impianti di irrigazione e serre tornano a funzionare a pieno ritmo – il caro carburanti presenta il conto anche all’agricoltura bresciana. Attraverso un intervento del suo rappresentante Garbelli, Confagricoltura Brescia descrive una pressione ormai difficile da sostenere per molte aziende del territorio. L’aumento del gasolio, spiega l’associazione, rischia di comprimere ulteriormente margini che erano già stati ridotti da mesi di rincari energetici e dal costo crescente delle materie prime. Nessuna ipotesi su futuri interventi, nessuna conclusione affrettata: solo la fotografia di un settore che, in queste settimane decisive per l’annata agraria, si trova a dover scegliere se continuare a produrre o fermarsi.

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