La Cassazione conferma la condanna a Roggero, il dibattito sulla legittima difesa si riaccende
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo un assalto al suo negozio, ha raggiunto il suo epilogo dinanzi alla Corte di Cassazione.
I giudici della Suprema Corte, rigettando il ricorso presentato dalla difesa, hanno infatti confermato la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Torino che lo scorso dicembre aveva rideterminato la pena in 14 anni e 9 mesi di reclusione, una decisione che ha immediatamente riaperto il dibattito politico e sociale sui confini della legittima difesa e sul rapporto tra sicurezza individuale e diritto penale.
La sentenza, che chiude il percorso giudiziario interno, ha cristallizzato una ricostruzione dei fatti che vede Roggero reagire a un'aggressione ormai conclusa, un elemento che per i giudici ha reso inapplicabile la scriminante della legittima difesa, sia nella sua forma classica che in quella domiciliare.
La dinamica dei fatti e il mancato riconoscimento della scriminante
Secondo quanto ricostruito in sede processuale e riportato dalle sentenze, la rapina ai danni della gioielleria di Roggero si era già conclusa quando il titolare, armato di una pistola calibro 38, ha inseguito i malviventi fuori dal suo esercizio commerciale, raggiungendoli nel parcheggio mentre tentavano di dileguarsi a bordo di un'auto.
È in quel frangente, con i rapinatori ormai in fuga e, secondo l'accusa, disarmati, che Roggero ha esploso i colpi che sono risultati letali per Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e Andrea Spinelli, 44 anni, ferendo inoltre il terzo complice, Alessandro Modica, che si è salvato. La Corte d'Assise di Asti, in primo grado, e successivamente quella d'appello di Torino, hanno escluso la sussistenza dei requisiti per la legittima difesa, in particolare l'attualità del pericolo e la proporzionalità della risposta difensiva, elementi fondamentali previsti dall'articolo 52 del codice penale.
La difesa aveva invocato la scriminante, sostenendo che Roggero avesse agito per proteggere sé e la propria famiglia, anche alla luce di un precedente episodio di violenza subito, ma per i giudici l'azione difensiva era divenuta, di fatto, una reazione punitiva a un reato ormai consumato, configurando così i reati di duplice omicidio volontario e tentato omicidio.
Le reazioni politiche e il dibattito su una nuova normativa
Il verdetto della Cassazione ha scatenato un'ondata di reazioni nel mondo politico, con posizioni che si sono fatte via via più accese. Da più parti, soprattutto all'interno della maggioranza di centrodestra, è stata sollevata la questione di una riforma della normativa sulla legittima difesa, giudicata inadeguata a tutelare chi reagisce a un crimine.
In particolare, esponenti della Lega hanno annunciato l'intenzione di presentare una proposta di legge che ampli notevolmente i margini di applicabilità della scriminante, arrivando a ipotizzare la non punibilità per "qualsiasi reazione" nell'immediatezza di un'aggressione a mano armata, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi impiegati, una prospettiva che ha sollevato critiche da parte di Forza Italia e delle opposizioni, preoccupate per una possibile deriva giustizialista.
Il vicepremier Matteo Salvini ha visitato Roggero nel carcere di Bollate, dove si trova ristretto, esprimendo solidarietà e auspicando che possa trascorrere in carcere il minor tempo possibile, mentre il partito ha lanciato una raccolta firme per chiedere la grazia al Capo dello Stato.
La posizione del governo e il richiamo al ruolo del Presidente della Repubblica
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo sul caso, ha assunto una posizione più cauta, richiamando il rispetto per l'operato della magistratura e la necessità di non esercitare pressioni indebite sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, unico titolare del potere di concedere la grazia. Il ministro ha riconosciuto come la vicenda di Roggero abbia generato un ampio dibattito, definendo la condanna "apparentemente abnorme" sia sul piano penale che su quello civile, in riferimento al risarcimento di 480.
000 euro a titolo di provvisionale riconosciuto ai familiari delle vittime. Piantedosi, ribadendo che la grazia non può essere "tirata per la giacchetta", ha sottolineato che i fatti, ormai accertati in tre gradi di giudizio, rappresentano un'applicazione della legge da parte della magistratura, e che l'eventuale intervento del Quirinale deve avvenire nel rispetto delle prerogative costituzionali, un appello che arriva dopo che lo stesso Roggero, tramite il suo legale, aveva manifestato rammarico per un precedente appello considerato troppo diretto nei confronti del Presidente Mattarella.
Il precedente Birolo e il sequestro conservativo dei beni
Il dibattito sulla legittima difesa ha trovato un contraltare nella vicenda di Franco Birolo, il tabaccaio del Padovano che nel 2012 uccise un ladro all'interno del suo esercizio commerciale. A differenza di Roggero, Birolo è stato completamente assolto in appello con la formula "perché il fatto non costituisce reato", dopo un iter giudiziario durato sette anni, e i giudici gli riconobbero la piena legittima difesa.
Intervistato in merito al caso Roggero, Birolo ha espresso vicinanza al gioielliere, affermando che la sua reazione non è da considerarsi una "esecuzione" ma un atto di difesa e invitando lo Stato a concentrarsi sui criminali piuttosto che sulle "persone per bene", sottolineando il dramma umano che una situazione del genere comporta. Nel frattempo, sul fronte giudiziario, la Procura generale di Torino ha disposto il sequestro conservativo di 50.
000 euro a carico di Roggero a garanzia delle spese di giustizia, somma che era stata precedentemente trasferita su un conto corrente estero in Tunisia, e che si aggiunge al risarcimento già disposto a favore delle parti civili.




