L’uomo che si è presentato in questura per raccontare le quindici coltellate su Marco Cossi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarebbe bastato un attimo di esitazione, forse, per cambiare il corso di questa storia; ma chi ha ucciso Marco Cossi – il 48enne di Selvazzano ritrovato agonizzante domenica sera in un’area isolata vicino all’aeroporto civile di Padova – non ha aspettato che fossero gli investigatori a bussare alla sua porta. Si è invece presentato da solo in questura, chiedendo di parlare, e poi ha parlato per più di dieci ore consecutive. Un lasso di tempo notevole, se si considera che nessun testimone oculare ha visto la lite degenerare in accoltellamento e che nemmeno una telecamera della zona ha inquadrato la scena. La squadra mobile, così, si è trovata a gestire un sospettato spontaneo – la cui identità resta al momento secretata – senza potersi appoggiare a una registrazione o a uno sguardo esterno. L’unico racconto disponibile, per il momento, è il suo.

Marco Cossi è stato colpito con oltre quindici coltellate, alcune delle quali concentrate all’addome, altre inferte alle braccia, al torace e persino al volto. Una violenza che, nelle carte coperte dal massimo riserbo investigativo, viene descritta come ravvicinata e ripetuta; e che orienta gli inquirenti verso l’ipotesi di un rapporto di conoscenza molto stretta tra la vittima e l’aggressore. I colleghi della scientifica stanno ancora cercando tracce sui luoghi frequentati da Cossi – a partire dall’area dell’aeroporto dove fu trovato agonizzante – per incrociarle con quanto emerso dal lungo faccia a faccia in questura. Nessuna prova decisiva è stata ancora annunciata, e nella breve nota diffusa dagli inquirenti si parla soltanto della necessità di procedere con ulteriori accertamenti.

Dieci ore di interrogatorio sono molte, anche per un caso di omicidio. E il fatto che il sospettato si sia consegnato volontariamente agli agenti della polizia di Stato aggiunge un elemento non secondario al quadro investigativo: chi è consapevole di aver inferto quindici coltellate, spesso, non si presenta da solo. Eppure, al termine di quel lungo faccia a faccia con la squadra mobile, i dubbi sulla dinamica non si sarebbero affatto dissipati. Non ci sono dichiarazioni ufficiali che attribuiscano all’uomo un movente, né che chiariscano se la lite – la cui esistenza è data per certa – sia esplosa sul posto oppure altrove. Gli investigatori stanno ricostruendo la vita privata di Cossi, frugando tra frequentazioni e abitudini, nella speranza che qualche dettaglio finora trascurato faccia da collante tra il racconto del sospettato e le tracce materiali ancora al vaglio della scientifica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.