Eredità Agnelli, il tribunale di Thun dichiara inammissibile il ricorso degli Elkann: una stangata da due milioni per le spese legali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La guerra giudiziaria che attraversa da anni una delle dinastie più potenti d’Italia, quella degli Agnelli, registra un nuovo, pesante capitolo a sfavore dei fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann. Il Tribunale civile di Thun, nella Svizzera del Cantone di Berna, ha infatti dichiarato inammissibile l’azione legale da loro promossa (il cosiddetto fascicolo “Thun 2”), la quale mirava a stabilire la giurisdizione elvetica sulla successione della nonna, Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato Gianni Agnelli. La decisione, resa nota nei giorni scorsi, non è entrata nel merito della contesa ereditaria, ma si è risolta in un netto stop procedurale che costa caro ai tre eredi.
L’obiettivo dichiarato di John Elkann, il primogenito alla guida di Stellantis e Ferrari, era ottenere l’accertamento formale che la residenza e il “centro degli interessi” di Marella Caracciolo fossero rimasti radicati a Laenen, nella località svizzera, fino agli ultimi anni della sua vita (la nobildonna è scomparsa nel 2019). Un esito positivo avrebbe di fatto spostato il baricentro della causa in Svizzera, dove i fratelli Elkann hanno sempre sostenuto la piena validità dei testamenti della nonna, escludendo di fatto la madre, Margherita Agnelli, dall’eredità di Marella. Il tribunale, tuttavia, ha stroncato questa strategia sul nascere: la domanda è stata respinta senza nemmeno essere esaminata nel merito, ritenendo evidentemente carente la giurisdizione del giudice svizzero su quel specifico aspetto della complessa successione.
Una condanna che pesa sul portafoglio e lascia il segno sulla strategia legale
Se la sconfitta sul piano giuridico rappresenta già un duro colpo per l’immagine dei tre fratelli, sono le conseguenze economiche immediate a rendere la sentenza particolarmente salata. Il tribunale, oltre a dichiarare inammissibile la loro istanza, ha infatti condannato John, Lapo e Ginevra al pagamento delle spese processuali, quantificate in 816 mila franchi svizzeri (pari a circa 886 mila euro). A queste si aggiunge la rifusione delle spese legali sostenute dalla madre, Margherita Agnelli, per un importo di 919 mila franchi svizzeri (quasi un milione di euro). Una stangata complessiva che sfiora i due milioni di euro, senza considerare gli onorari che i tre fratelli dovranno comunque corrispondere ai propri legali per la difesa in questo specifico grado di giudizio.
La reazione del fronte Elkann non si è fatta attendere, anche se filtrata attraverso i propri rappresentanti legali. Pur prendendo atto della pronuncia sfavorevole, il team di avvocati ha fatto sapere che i tre fratelli sono “determinati a difendere la propria posizione” e che valuteranno il ricorso in appello dinanzi all’Alta Corte di Berna. Una mossa, quella dell’impugnazione, che rivela la volontà di non abbandonare il campo elvetico, nonostante il tribunale di primo grado abbia di fatto sbarrato loro la strada in questo specifico procedimento. I legali degli Elkann tengono anzi a precisare che questa decisione non ha alcun impatto sulla validità del patto successorio del 2004, quello con cui Margherita Agnelli incassò un maxi-pacchetto da circa 1,3 miliardi di euro (tra denaro, immobili e opere d’arte), rinunciando a ulteriori pretese sul patrimonio di famiglia.
L’altra faccia della medaglia: la soddisfazione dei legali di Margherita e le ricadute sui processi in Italia
Sul fronte opposto, ovviamente, il responso di Thun è stato accolto con favore dall’entourage legale di Margherita Agnelli, che vede in questa pronuncia un’arma importante da giocare anche sugli altri tavoli giudiziari attualmente aperti. La decisione, a loro dire, “è destinata ad avere rilevanti riflessi” non solo sul parallelo procedimento civile in corso davanti al Tribunale di Torino (dove si discute proprio della residenza italiana di Marella Caracciolo), ma anche sui procedimenti penali che vedono John Elkann ancora indagato per questioni fiscali legate alla presunta residenza fittizia della nonna in Svizzera.
Il giudice di Thun, insomma, non si è limitato a bocciare un ricorso, ma ha di fatto ridisegnato i confini della contesa, restituendo probabilmente fiato alle ragioni della madre contro i figli. La questione di fondo, quella che infiamma gli animi e riempie le aule di tribunali da Torino a Berna, resta sempre la stessa: dove viveva realmente Marella Caracciolo negli ultimi anni? Era la Svizzera, come sostengono gli Elkann, il suo centro di interessi effettivi, oppure l’Italia, come sostiene Margherita? Per ora, sul tavolo svizzero del “Thun 2”, i fratelli hanno incassato una sonora sconfitta e un conto salato, ma la guerra per l’eredità dell’Avvocato è ancora lontana dalla parola fine, con l’appello già all’orizzonte e altre battaglie in corso che si intrecciano in un labirinto legale di rara complessità.




