Un round a Thun, la controffensiva degli Elkann: sconfitti sul rito, pronti all’appello per l’eredità Agnelli
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il tribunale di Thun, in Svizzera, ha inflitto una battuta d’arresto a John, Lapo e Ginevra Elkann nella loro lunga guerra giudiziaria contro Margherita Agnelli de Pahlen, una vicenda, quella legata alla successione della nonna Marella Caracciolo, che sembra non trovare mai una soluzione definitiva. I giudici elvetici, con una decisione che i legali dei nipoti dell’Avvocato hanno accolto con un formale “prendiamo atto”, hanno infatti rigettato la richiesta avanzata da John Elkann – l’ideatore dell’iniziativa processuale – volta a radicare la giurisdizione della Confederazione in questo specifico filone del contenzioso. Il cuore del fascicolo, denominato “Thun 2” per distinguerlo dagli altri fronti aperti tra Torino e Ginevra, non riguarda direttamente la validità dei testamenti o dei patti successori, bensì un elemento apparentemente tecnico ma giuridicamente decisivo: l’accertamento della residenza effettiva e del centro degli interessi di Marella Caracciolo, la vedova di Gianni Agnelli, nella località di Laenen, all’interno del Cantone di Berna.
Le conseguenze economiche di un pronunciamento interlocutorio
La pronuncia, che per ora lascia impregiudicata la questione di fondo relativa all’asse ereditario, ha avuto un impatto immediato sulle spese processuali, andando a gravare in modo significativo sulla parte soccombente. I tre fratelli Elkann sono stati condannati a versare un importo complessivo che si avvicina ai due milioni di euro, somma che comprende sia le spese del procedimento (circa 886mila euro) sia le spese legali sostenute dalla madre Margherita per difendersi in questa sede (poco meno di 997mila euro). La determinazione degli Elkann, ribadita attraverso una nota del loro team legale, resta però inalterata: l’obiettivo dichiarato è quello di difendere la propria posizione fino alle estreme conseguenze, motivo per cui hanno già annunciato di volersi rivolgere all’Alta Corte di Berna per ribaltare l’esito di questo primo round. Una scelta, quella dell’appello, che allunga ulteriormente i tempi di una vicenda iniziata simbolicamente nel 2004, l’anno in cui Margherita incassò un maxi-pacchetto da circa 1,3 miliardi di euro tra denaro, immobili e opere d’arte, sigillando un accordo che, almeno nelle intenzioni originali, avrebbe dovuto chiudere ogni pretesa sul patrimonio paterno e sulle quote della cassaforte di famiglia.
Il nodo della residenza e gli intrecci con le indagini torinesi
Al centro di questa ennesima schermaglia giudiziaria, che si inserisce in un mosaico di procedimenti civili e penali sparsi tra Italia e Svizzera, c’è la spinosa questione della residenza “fittizia”. La strategia difensiva degli Elkann, volta a ottenere la giurisdizione della magistratura svizzera, è stata momentaneamente vanificata proprio dall’analisi della permanenza di Marella Caracciolo a Laenen. Se per i legali dei nipoti la nonna aveva stabilito il suo centro di interessi nel Cantone di Berna – circostanza che avrebbe favorito l’applicazione del diritto elvetico – per i giudici di Thun gli elementi forniti non sono stati sufficienti a dimostrare questa tesi. Il tema è di cruciale importanza perché si intreccia pericolosamente con le inchieste della Procura di Torino: in quella sede, le indagini della Guardia di Finanza hanno ipotizzato che, almeno a partire dal 2010, la vedova dell’Avvocato abbia di fatto soggiornato in Italia per periodi superiori ai 183 giorni l’anno, tornando in Svizzera prevalentemente nei mesi estivi.
Il fronte italiano e la resilienza della holding Exor
Mentre la battaglia legale infuria, gettando ombre sulle complesse dinamiche ereditarie della dinastia, l’attenzione del mondo economico rimane alta sulle possibili ripercussioni per il numero uno di Stellantis, che al timone della holding Exor cerca di navigare in un contesto industriale reso già di per sé complesso dalla concorrenza agguerrita dei nuovi colossi della mobilità. La sconfitta in tribunale, seppur parziale e legata a un aspetto procedurale, rappresenta comunque un ostacolo nel percorso giudiziario che i tre fratelli devono affrontare per vedersi riconosciuti eredi universali, escludendo la madre dalla successione di Marella. I legali di Margherita Agnelli, forti di questo pronunciamento, hanno rivendicato l’importanza della decisione, sottolineando come essa possa influenzare i procedimenti pendenti in Italia, incluso quello penale che vede tra gli indagati lo stesso John Elkann per presunte irregolarità fiscali legate proprio alla residenza della nonna. In attesa dell’appello, il patrimonio e le strategie di Exor restano al centro dell’interesse degli analisti, che osservano con cautela l’evolversi di una querelle familiare i cui esiti finali sono ancora lontani dall’essere scritti.




