Le spacconerie di Trump e Putin, ma la vera minaccia è il nucleare cinese
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
È in corso una ridicola guerra dei mondi, una sorta di duello verbale tra superpotenze che si affrontano a colpi di annunci, su chi stia seriamente programmando di collaudare le proprie armi nucleari per la prima volta dopo tre decenni. Questa escalation retorica, che ha il sapore di una spacconata da cortile geopolitico, mira a rivelare, più che la reale efficacia degli arsenali, quanto possano apparire forti e audaci i loro leader, Donald Trump e Vladimir Putin, di fronte all'opinione pubblica mondiale. Si tratta, in un certo senso, di una distrazione patetica se paragonata alla questione nucleare di gran lunga più importante e strategicamente silenziosa, che le cosiddette grandi potenze sembrano voler ignorare mentre si dedicano a questo teatrale battibecco.
Il rimbalzo delle dichiarazioni
La risposta di Vladimir Putin, come era ampiamente prevedibile, non ha tardato ad arrivare, creando un pericoloso effetto specchio dopo la sparata, alquanto confusionaria, del presidente statunitense. Trump aveva infatti annunciato, seppur in modo non del tutto lineare, l'intenzione degli Stati Uniti di riprendere i test sulle armi nucleari, una pratica sospesa da tempo immemorabile nel campo della non proliferazione. Il Cremlino, da parte sua, ha reagito con un approccio che potremmo definire più calcolato, dando indicazione ai suoi funzionari di studiare la fattibilità della questione e di elaborare proposte concrete sulla ripresa degli esperimenti, ufficialmente fermi dal 1990. Una mossa che, sebbene meno diretta, accresce le tensioni in un ambito già di per sé delicatissimo.
La posizione di Pechino
Mentre i due giganti si misurano in questa prova di forza fatta soprattutto di parole, la Cina ha scelto una strada diametralmente opposta, intervenendo con un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri che sposta l'attenzione sugli obblighi reali. Pechino ha affermato, senza mezzi termini, che gli Stati Uniti, in quanto detentori del più vasto arsenale nucleare a livello globale, "devono adempiere fedelmente ai loro obblighi speciali e prioritari in materia di disarmo", riducendo in modo "significativo e sostanziale" le proprie testate. L'obiettivo dichiarato, che suona come un monito in controtendenza rispetto alle recenti dichiarazioni, è quello di creare le condizioni necessarie per giungere a un disarmo nucleare completo, un traguardo che appare sempre più lontano sullo sfondo di queste nuove provocazioni.
Lo scenario operativo
Lo spettro di un confronto nucleare, alimentato dalle reciproche provocazioni di Trump e Putin, si staglia minaccioso su un panorama internazionale già profondamente instabile, dove il conflitto in Ucraina continua a rappresentare un epicentro di caos globale. Dalle trincee del campo di battaglia, dove si combattono aspre battaglie con droni e artiglieria, ai palazzi della diplomazia, le notizie che giungono sono tutt'altro che rassicuranti. Mosca persiste nelle sue azioni di disturbo, l'Europa cerca di innalzare difese sempre più solide e in luoghi come Pokrovsk e Kupiansk la guerra infuria, mescolando operazioni militari a colpi di propaganda che rendono la verità dei fatti un bene sempre più raro e prezioso.




