Ventuno milioni di risarcimento per il Viminale, la condanna per il mancato sgombero dello Spin Time
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Redazione Interno
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Il ministero dell’Interno è stato condannato dal tribunale civile di Roma a risarcire con oltre 21 milioni di euro la società proprietaria dell’immobile noto come Spin Time Labs, lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme nel quartiere Esquilino occupato abusivamente fin dal 2013. La sentenza, emessa dalla seconda sezione civile lo scorso 18 dicembre e notificata in questi giorni al Viminale, accoglie sostanzialmente le richieste di InvestiRE Sgr, la società che gestisce il Fondo Immobili Pubblici cui fa capo l’edificio. I giudici, nella persona della dottoressa Assunta Canonaco, hanno stabilito che sebbene l’occupazione illecita sia opera di terzi – e quindi non direttamente imputabile allo Stato – il danno economico provocato dalla mancata esecuzione di un provvedimento giudiziario ricade invece sulla pubblica amministrazione, rea di non aver ottemperato a quanto disposto dall’autorità giudiziaria -1-4-5.
Una mancata esecuzione che costa cara allo Stato
Il nodo della vicenda affonda le radici nel marzo del 2020, quando il gip di Roma ordinò il sequestro preventivo dell’immobile, un atto che di fatto imponeva alle forze dell’ordine di liberare lo stabile e restituirlo alla proprietà. Quel decreto, come ricostruito nelle venticinque pagine della sentenza, non venne mai eseguito. E qui si inserisce il principio giuridico cardine della decisione: il Viminale, nella sua articolazione prefettizia e di pubblica sicurezza, aveva l’obbligo di dare esecuzione a un provvedimento vincolante, non essendoci margini di discrezionalità amministrativa quando interviene un ordine del giudice. La mancata attuazione di quel sequestro – spiegano i giudici – ha protratto nel tempo una situazione di illiceità, impedendo alla proprietà di disporre del suo bene e generando cos’ un danno patrimoniale oggettivo e continuativo -2-7.
Le cifre del risarcimento e gli oneri futuri
Oltre ai 21 milioni e 182 mila euro circa, calcolati al valore attuale del mancato guadagno per tutti gli anni in cui il palazzo è rimasto nella disponibilità degli occupanti, il ministero dovrà corrispondere alla società anche una indennità mensile di occupazione che ammonta a quasi 207 mila euro a partire dal primo gennaio del 2026, e questo fino a quando l’immobile non sarà effettivamente liberato. A queste somme si aggiungono poi 150 mila euro per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive al 2025, più le spese processuali, liquidate in circa 108 mila euro. Un conto complessivo che supera abbondantemente i 21 milioni iniziali e che graverà, di fatto, sulle casse pubbliche, considerando che a dover pagare sarà un dicastero dello Stato -4-5-8.
Una occupazione lunga tredici anni e il peso delle istituzioni
Lo Spin Time, che in origine era una sede dell’Inpdap, venne occupato nell’ottobre del 2013 durante le mobilitazioni del movimento per la casa, e negli anni è diventato un punto di riferimento per associazioni, collettivi e circa quattrocento persone, tra cui molti minori e nuclei familiari di diverse nazionalità. La sua esistenza, tollerata di fatto dalle amministrazioni che si sono succedute, è stata al centro di polemiche politiche e petizioni, alcune delle quali firmate da volti noti del mondo dello spettacolo e della cultura per scongiurarne lo sgombero. Il Campidoglio, guidato dal sindaco Roberto Gualtieri, aveva persino ipotizzato l’acquisto dell’edificio per regolarizzare la situazione, un’ipotesi però sempre naufragata di fronte alla riluttanza del fondo proprietario a cedere l’immobile -3-6-9.




