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Redazione Esteri
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Dodici ore di negoziati in Arabia Saudita tra Stati Uniti e Russia hanno segnato un nuovo passo verso un possibile cessate il fuoco in Ucraina, ma i reali obiettivi di Vladimir Putin restano chiaramente delineati. Mentre Kiev, pur mantenendo una delegazione a Riad per ulteriori contatti con Washington, ha già accettato la proposta americana di una tregua integrale di trenta giorni, Mosca si è limitata a concordare una sospensione limitata agli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Una differenza non marginale, che rivela la strategia del Cremlino: guadagnare tempo, logorare l’avversario e puntare a un accordo globale con gli Stati Uniti, unico modo per evitare il collasso dell’economia russa, sempre più stretta dalle sanzioni.
Gli analisti dei principali think tank, per una volta concordi, sottolineano come Putin abbia tracciato fin dall’inizio i confini del negoziato, senza mai deviare dai suoi obiettivi. Se Donald Trump, coerentemente con il suo approccio pragmatico, spinge per una soluzione rapida, il leader russo preferisce invece allungare i tempi, imponendo a Kiev concessioni preliminari prima ancora di sedersi al tavolo delle trattative. Un gioco di pazienza che, nelle ultime settimane, si è ripetuto secondo uno schema ormai consolidato: dichiarazioni ottimistiche da parte americana, scetticismo russo e operazioni militari che, nonostante le discussioni diplomatiche, continuano a insanguinare il fronte.
Proprio ieri, l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha attirato l’attenzione definendo Putin «non cattivo», un’affermazione che ha suscitato reazioni contrastanti. Intanto, però, i colloqui a Riad procedono senza sbocchi immediati: il Cremlino ha già precisato che non è prevista alcuna firma di documenti, confermando così l’intenzione di non cedere a frettolose intese. La Casa Bianca, dal canto suo, punta a una tregua entro Pasqua, ma Mosca frena, consapevole che ogni ritardo avvantaggia le sue posizioni.




