Qualiano, la donna accoltellata in ambulanza: «Dottore, muoio». La replica: «Qui non muore nessuno»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Dottore, non respiro, sto morendo». Sono state queste le parole, cariche di una disperazione che pochi possono immaginare, pronunciate dalla donna di 35 anni mentre veniva trasportata d'urgenza verso l'ospedale dopo essere stata raggiunta da diversi fendenti. A Qualiano, nella serata di ieri, la normale routine di via Filippo Turati è stata lacerata da un'aggressione che riporta alla luce, con violenza, il dramma persistente della violenza di genere. La vittima, madre di due figli, è riuscita a consegnare la sua vita nelle mani esperte del medico del 118, Manuel, il quale, con un'affermazione che unisce la professionalità alla necessità di infondere coraggio, le ha risposto: «Qui non muore nessuno». Un dialogo straziante, quello avvenuto dentro l'ambulanza, che racchiude in sé il confine sottile tra la vita e la morte e che, al contempo, rappresenta la prima, fondamentale testimonianza per la ricostruzione dei fatti.

L'identificazione e il movente

Le indagini, condotte con rapidità dai carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano, hanno potuto contare, oltre che sulle parole della donna, sull'analisi delle riprese delle telecamere di sorveglianza della zona. È stato così possibile identificare con certezza il presunto aggressore in un uomo di 29 anni originario di Calvizzano, già noto alla vittima per una relazione finita male. L'episodio, che si inserisce in un quadro di violenza pregressa, trae infatti il suo movente da una storia di maltrattamenti che aveva già portato la donna a sporgere denuncia, un gesto di rottura che, purtroppo, non è bastato a metterla in sicurezza. L'uomo, che si trovava già ai domiciliari con l'obbligo del braccialetto elettronico, ha deliberatamente violato quelle misure di controllo, decidendo di evadere con l'intento preciso di raggiungere l'ex compagna.

La dinamica dell'agguato

La pianificazione dell'agguato appare chiara nelle sue linee essenziali. Rosario Giusti, questo il nome dell'indagato, conoscendo l'indirizzo in cui risiedeva la vittima, ha atteso il suo rientro a casa nella zona del Parco Cervia, tendendole un agguato. L'attacco è stato brutale e sferrato con determinazione, tanto che la donna ha riportato sette ferite da taglio in diverse parti del corpo, segno di un'azione violenta e incontrollata. L'intervento tempestivo dei soccorsi, allertati probabilmente da testimoni o da parenti, è stato cruciale per strappare la 35enne a un destino che, per sua stessa ammissione, sentiva ormai prossimo. La sua capacità di rimanere cosciente e di fornire, seppur nel panico, indicazioni preziose ha permesso alle forze dell'ordine di avviare immediatamente le ricerche.

L'arresto per evasione e tentato omicidio

La macchina dell'arresto si è mossa senza esitazione, portando alla cattura del 29enne nella notte stessa. A lui vengono contestati i reati di evasione dagli arresti domiciliari e tentato omicidio, capi d'imputazione che riflettono la gravità di un gesto compiuto in piena consapevolezza e in spregio a una misura cautelare già emessa dall'autorità giudiziaria. L'epilogo giudiziario, sebbene rappresenti un punto fermo nell'immediato, delinea un caso che va ben oltre la semplice cronaca nera, configurandosi come un ulteriore, tragico esempio di come la persecuzione possa proseguire nonostante gli strumenti di protezione previsti dalla legge. Le condizioni della donna, che al momento del trasporto in ambulanza era vigile sebbene ferita in modo grave, rimangono al centro della vicenda, mentre l'uomo è stato condotto in carcere.

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