Ucraina-Russia: Putin invita Maduro a Mosca, mentre la situazione nel Kursk si complica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente russo Vladimir Putin ha esteso un invito ufficiale al suo omologo venezuelano, Nicolás Maduro, per una visita a Mosca in occasione delle celebrazioni del Giorno della Vittoria, previsto per il prossimo 9 maggio. L’obiettivo è la firma di un trattato di partenariato strategico, un accordo che, secondo quanto dichiarato da Putin durante una videoconferenza per l’80° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, getterà le basi per una cooperazione a lungo termine. «Mi fa piacere sottolineare che è già stato pienamente concordato il trattato di partenariato strategico e di cooperazione», ha affermato il leader russo, sottolineando l’importanza di un legame che si prospetta solido e duraturo.

Intanto, la situazione nel Kursk, regione al centro degli ultimi sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina, rimane tesa. Dopo l’offensiva ucraina del 6 agosto scorso, che aveva portato alla conquista di Sudzha, città strategica per la presenza di una stazione di pompaggio del gasdotto verso l’Europa, le truppe russe hanno ripreso il controllo dell’area. La riconquista, avvenuta dopo limitati scontri, coincide con la visita di Putin nell’oblast e con il vertice di Gedda, durante il quale è stata avanzata una proposta di cessate il fuoco di 30 giorni.

Secondo fonti russe, circa 10.000 soldati ucraini rischiano di rimanere accerchiati nella regione, una situazione che ha spinto l’ex presidente statunitense Donald Trump a intervenire con un appello affinché Mosca risparmi le vite dei militari. Tuttavia, Kiev nega categoricamente l’esistenza di un accerchiamento, definendo le affermazioni russe come propaganda.

L’offensiva ucraina nel Kursk, inizialmente concepita come una mossa strategica per acquisire una posizione di forza nei negoziati, sembra essersi trasformata in un’operazione rischiosa e potenzialmente controproducente. L’obiettivo di Zelensky, che mirava a utilizzare il controllo del territorio come moneta di scambio per la restituzione di aree occupate dalla Russia, appare sempre più difficile da realizzare, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi sul campo.

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