Trump e gli ostacoli alla pace in Ucraina
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Redazione Esteri
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L'Amministrazione Biden, in un ultimo sforzo prima della fine del mandato, ha deciso di inviare ulteriori aiuti militari a Kiev, accelerando le procedure per la spesa dei circa 5 miliardi di dollari rimanenti dei 61 miliardi approvati dal Congresso lo scorso aprile. Tra gli aiuti previsti, figurano 500 missili intercettori per i sistemi Patriot e Nasams, mentre Kiev spera anche nello sblocco della consegna di altri sistemi Atamcs, dotati di un raggio d'azione superiore ai 250 chilometri, sebbene il Pentagono, al momento, sembri riluttante.
Nel frattempo, lo staff del presidente eletto Donald Trump ha preso le distanze dalle dichiarazioni del consigliere Bryan Lanza, il quale, in un'intervista alla BBC, ha affermato che "la Crimea è persa" e che la nuova amministrazione si concentrerà sul raggiungimento della pace in Ucraina, piuttosto che sul ripristino dell'unità territoriale del Paese. Lanza, già collaboratore della campagna elettorale di Trump, ha sostenuto che una visione realistica della pace da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe escludere la Crimea, poiché insistere su questo punto dimostrerebbe una mancanza di serietà.
La Russia, dal canto suo, ha dichiarato per la prima volta di essere pronta ad ascoltare le proposte del presidente eletto Trump sull'Ucraina, segnalando un'apertura al dialogo attraverso canali riservati. Questo sviluppo rappresenta un passo significativo verso una possibile risoluzione del conflitto, anche se restano molte incognite e ostacoli da superare.
In questo contesto, l'invio di ulteriori aiuti militari da parte degli Stati Uniti potrebbe complicare ulteriormente la situazione, alimentando le tensioni tra le parti coinvolte.




