Giallo della ricina a Pietracatella, spunta un uomo nei contatti di Antonella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo elemento entra nelle indagini sul giallo della ricina a Pietracatella: gli investigatori stanno esaminando i contatti tra Antonella Di Ielsi e un uomo con cui la donna avrebbe avuto scambi in chat prima della morte. La vicenda riguarda il decesso di Antonella e della figlia Sara Di Vita, avvenuto tra il 27 e il 28 dicembre dopo un avvelenamento provocato dalla ricina, una sostanza altamente tossica.

Le chat e l’incontro al centro degli accertamenti

Secondo gli elementi emersi dalle indagini, il 22 dicembre 2025 Antonella Di Ielsi avrebbe incontrato un uomo nell’ufficio del marito Gianni Di Vita, dove lavorava. Con la stessa persona sarebbero intercorsi anche messaggi in chat che ora sono oggetto di verifica da parte degli investigatori. L’uomo sarebbe già stato ascoltato in precedenza e sarebbe stato nuovamente convocato dalla Squadra Mobile di Campobasso per un’audizione durata circa due ore.

L’attività investigativa si concentra sulla ricostruzione delle relazioni e dei contatti delle vittime nelle settimane precedenti alla morte. Il fascicolo aperto dalla Procura di Larino riguarda un’ipotesi di duplice omicidio premeditato contro ignoti, mentre gli inquirenti continuano a raccogliere testimonianze da persone informate sui fatti.

Le testimonianze della famiglia e il dubbio sull’incidente

Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, ha chiesto che venga chiarita ogni circostanza della morte delle due donne, esprimendo alla stampa le difficoltà vissute dalla famiglia durante questi mesi. Anche Giovanna, cognata e zia delle vittime, ha dichiarato di non ritenere possibile un evento accidentale e ha ribadito la fiducia nel lavoro degli investigatori.

Le indagini hanno già coinvolto numerose persone ascoltate dagli inquirenti per ricostruire gli ultimi giorni prima dell’avvelenamento. Gli accertamenti tecnici hanno riguardato anche reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita, dove sarebbero state individuate tracce della sostanza tossica su alcuni materiali analizzati dagli esperti.

Le verifiche sui reperti e le nuove audizioni

Nel corso delle attività investigative sono stati esaminati diversi oggetti acquisiti dagli investigatori per individuare il possibile veicolo attraverso cui la ricina sarebbe entrata in contatto con le vittime. Gli specialisti hanno lavorato anche per chiarire il contesto della contaminazione e stabilire la dinamica dell’avvelenamento.

Negli ultimi giorni la Squadra Mobile ha proseguito con nuove audizioni. È stato ascoltato anche un testimone la cui identità non è stata resa pubblica, mentre gli investigatori hanno continuato gli accertamenti sui dispositivi elettronici acquisiti nell’ambito dell’inchiesta.

Il caso ha richiesto anche approfondimenti internazionali: le analisi sono state affidate agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, coinvolti negli esami sui materiali raccolti durante le indagini.

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