A Tirana i "volenterosi" trattano senza l'Italia, Meloni esclusa dalla call con Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’immagine, quasi identica a quella di sette giorni prima a Kiev, mostra Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e Donald Tusk schierati accanto a Volodymyr Zelensky, mentre dal telefono risuona la voce di Donald Trump. Un segnale chiaro: Europa e Stati Uniti cercano di preservare l’unità faticosamente ricucita per coordinare la risposta alla Russia. Ma tra i protagonisti di questa strategia manca un nome: quello di Giorgia Meloni.

La premier italiana, presente a Tirana per il sesto vertice della Comunità politica europea – il forum voluto da Macron che riunisce 47 Paesi, non solo Ue – è rimasta ai margini della riunione d’emergenza del gruppo informale dei "volenterosi", quelli che da mesi spingono per un sostegno militare più deciso a Kiev. Mentre i leader si chiudevano nella sala plenaria per consultarsi con il presidente americano, Meloni è stata relegata in un ambiente adiacente, senza prendere parte alla discussione. Una esclusione che arriva dopo le critiche per la sua posizione ambigua sull’invio di truppe occidentali in Ucraina e per l’avvicinamento a Trump, visto con diffidenza dai partner europei.

Non è la prima volta che l’Italia resta fuori dal gioco. Già a Kiev, la scorsa settimana, Macron, Merz, Starmer e Tusk avevano tenuto un vertice a quattro, ignorando Roma. Ma stavolta la dinamica è diversa: Meloni era fisicamente presente, eppure tagliata fuori. Un isolamento che pesa, soprattutto perché la premier aveva cercato di recuperare terreno aderendo alla proposta franco-tedesca di "Rearm Europe", il piano per potenziare l’industria bellica continentale.

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