Femminicidio di Federica Torzullo, l'arma del delitto non si trova: "Ci serve il coltello adesso"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La confessione di Claudio Agostino Carlomagno, resa al procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori, non ha posto fine alle zone d'ombra che persistono sulla morte di Federica Torzullo, trovata senza vita nella villetta di via Costantini ad Anguillara Sabazia. Nonostante l'uomo si sia incolpato dell'assassinio della moglie, la ricostruzione degli inquirenti procede tra interrogativi stringenti e una ricerca, tuttora infruttuosa, destinata a chiarire i contorni effettivi di quel gesto. L'arma del delitto, un coltello a lama bitagliente, non è stata ancora recuperata, per quanto i militari del Nucleo Subacquei di Roma stiano setacciando il tratto di canale dove l'indagato ha dichiarato di averla gettata, un'operazione supportata anche dall'analisi dei tracciati GPS dell'autovettura di Carlomagno.

Le incongruenze emerse dopo la confessione

Proprio la dinamica fornita dal confessore, del resto, presenta elementi che non convincono appieno gli investigatori, i quali stanno vagliando ogni discrepanza con scrupolo. Le dichiarazioni del suo legale, Andrea Miroli, secondo cui il fuoco appiccato nel tentativo di distruggere gli oggetti usati per la pulizia si sarebbe esteso al della vittima in modo accidentale, si inseriscono in un quadro già complesso, che gli accertamenti tecnici devono confermare o smentire. È su questo punto, tra gli altri, che si concentrano le perizie, mentre la cronistoria dei movimenti dell'uomo viene passata al vaglio più minuzioso.

L'ipotesi di un aiuto esterno

Un aspetto che alimenta i dubbi degli inquirenti riguarda la possibilità che Carlomagno non abbia agito completamente da solo nelle fasi successive all'omicidio. Gli elementi raccolti finora, infatti, spingono a non escludere che qualcuno possa averlo assistito nelle operazioni di ripulitura della scena, un'attività che, stando a quanto emerge, risulterebbe particolarmente gravosa per una sola persona. La ricerca di un eventuale complice, dunque, procede parallelamente a quella dell'arma, poiché entrambe le piste sono considerate decisive per stabilire la verità processuale.

La centralità del reperto mancante

In questo contesto, la ritrovabilità del coltello assume un'importanza cruciale, come sottolineato dalle fonti investigative. Il reperto, oltre a costituire la prova materiale del delitto, potrebbe consentire verifiche decisive, dai riscontri biologici all'analisi forense che ne confermerebbe o meno l'utilizzo. La sua assenza lascia aperto uno spazio di incertezza che le indagini intendono colmare, scandagliando i luoghi indicati e studiando ogni possibile variazione nella versione del fermato, il cui racconto, seppur dettagliato, non è stato ancora corroborato integralmente dagli elementi oggettivi.

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