È morto l’editore Umberto Allemandi, il signore dell’arte che inventò un modo nuovo di raccontare la cultura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Se ne è andato ieri, nel giorno del suo ottantottesimo compleanno, Umberto Allemandi, figura centrale e innovatrice dell’editoria d’arte italiana e fondatore de Il Giornale dell’Arte, la testata che per oltre quarant’anni ha diretto con inesauribile curiosità e rigore. Torinese doc, nato il 9 marzo del 1938, Allemandi aveva iniziato il suo percorso nel mondo della comunicazione come copywriter presso l’agenzia di Armando Testa, per poi approdare, nei primi anni Sessanta, alla Giulio Bolaffi Editore, dove avrebbe contribuito a orientare la produzione verso l’editoria specialistica, un’esperienza, quella con Bolaffi e successivamente con Bolaffi Mondadori, che gli avrebbe fornito gli strumenti per affinare quella visione imprenditoriale che lo porterà, nel 1982, a fondare la propria casa editrice. Fu però l’anno successivo, il 1983, a segnare una svolta epocale nel modo di divulgare l’arte in Italia, con la creazione di un mensile in formato tabloid, Il Giornale dell’Arte, che introduceva per la prima volta una vera e propria “disciplina giornalistica” nel settore, imponendo l’idea che l’arte, con le sue dinamiche, i suoi protagonisti e le sue controversie, dovesse essere trattata alla stregua di una notizia, con tempestività, indipendenza e quel rigore quasi certosino che apparteneva alla sua formazione piemontese.
Una rete globale dell’informazione artistica
La sua intuizione non si fermò ai confini nazionali, e già a partire dal 1990 diede vita a un progetto di respiro internazionale che non aveva precedenti: nacque così l’edizione in lingua inglese, *The Art Newspaper*, con sede a Londra, seguita a ruota dall’edizione greca *Ta Nea tis Technis* nel 1992, dal francese *Le Journal des Arts* nel 1994, e da quella spagnola *El Periódico del Arte* nel 1997, per arrivare, negli anni Duemila, alle edizioni russa, cinese e turca, creando una rete informativa capace di diffondere notizie e approfondimenti in oltre ottanta Paesi nel mondo. Parallelamente all’attività giornalistica, la casa editrice Allemandi costruiva un catalogo di monografie e collane, come quella dedicata ai *Testimoni dell’arte* curata da Mina Gregori, che avrebbero formato generazioni di studiosi, critici e collezionisti, dimostrando come la sua attenzione spaziasse dalla cronaca più immediata, di cui era convinto si componesse la storia dell’arte, alla ricerca accademica più approfondita.
Il riconoscimento delle istituzioni e la recente cessione
Nel 1992 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì il Premio Nazionale per la Cultura, un riconoscimento che suggellava il suo contributo alla diffusione del patrimonio culturale italiano, e pochi anni dopo, nel 1995, la sua impresa vinse una gara innovativa per la gestione dei bookshop nei musei statali, realizzando tra gli altri la libreria Sacs alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma su progetto di Michele De Lucchi, e ampliando successivamente la propria presenza in istituzioni come il Castello Sforzesco di Milano, il Museo Egizio e la Reggia di Venaria. Fino al dicembre del 2024, quando la casa editrice è stata ceduta a una compagine societaria che riunisce Intesa Sanpaolo, la Fondazione 1563 per l’arte e la cultura della Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Allemandi ha continuato a guidare la testata con la stessa passione, leggendo, correggendo e titolando personalmente quasi cinquantamila pagine, un’eredità fatta di rigore e di un’idea chiara di servizio pubblico che il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha voluto ricordare sottolineando come la sua scomparsa non privi il paese solo di un grande editore, ma di un divulgatore appassionato di bellezza e di Storia Patria.




