È morto Umberto Allemandi, il fondatore del Giornale dell’arte aveva compiuto 88 anni oggi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se ne è andato nel giorno del suo compleanno, come se avesse aspettato quel momento per concludere un cerchio perfetto, dopo una vita passata a trasformare la cronaca culturale in un genere giornalistico preciso e autorevole. Umberto Allemandi, che di anni ne aveva compiuti oggi 88, è morto lasciando dietro di sé un'eredità fatta di carta, di inchiostro e di quella particolare intuizione che voleva l'arte trattata alla stregua di una notizia politica o economica, con lo stesso rigore e la stessa tempestività. La sua creatura, il Giornale dell’arte, quella testata che aveva fondato nel 1983 a Torino e che per oltre quarant’anni ha diretto con polso fermo e visione pionieristica, ne ha dato l’annuncio ricordando come Allemandi fosse stato, più che un semplice editore, un vero e proprio costruttore di linguaggi e di metodo, uno che aveva imposto l’idea che l’arte dovesse essere raccontata con indipendenza e senza sconti per nessuno.

Torinese doc, nato il 9 marzo del 1938, Allemandi aveva mosso i primi passi nel mondo della comunicazione come copywriter presso l’agenzia di Armando Testa, imparando lì, forse, quel senso della sintesi e dell’impatto visivo che avrebbe poi applicato alle sue pubblicazioni. L’approdo in casa Bolaffi, e poi in Bolaffi Mondadori, gli aveva fornito la cassetta degli attrezzi necessaria per affinare il suo sguardo sul mercato dell’arte e sulla sua divulgazione, un'esperienza che si rivelò fondamentale quando decise di mettersi in proprio e fondare, nel 1982, la casa editrice che portava il suo nome, seguita a ruota dal mensile che ne avrebbe decretato il successo internazionale. Da lì, in pochi anni, la sua influenza valicò i confini nazionali: nel 1990 nacque l’edizione inglese, the Art newspaper con sede a Londra, e a seguire quelle greca, francese, spagnola e russa, costruendo una rete globale di informazione artistica diffusa in oltre ottanta Paesi.

Nell'articolo con cui la redazione ha salutato il suo fondatore, si legge di un uomo a cui nulla sfuggiva: una nomina ministeriale, un restauro in un piccolo centro di provincia, un'acquisizione internazionale o una polemica di mercato venivano sempre intercettati dal suo radar, perché la sua convinzione profonda, e più volte ribadita, era che la storia dell’arte si costruisse anche, e forse soprattutto, nella cronaca quotidiana. Un'attenzione certosina, quasi maniacale, che lo portava a leggere, correggere e titolare personalmente migliaia di pagine – amava ricordare di averne curate quasi cinquantamila – e che gli valse, nel 1992, il Premio Nazionale per la Cultura consegnatogli dall'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi.

Il cordoglio del mondo culturale è stato immediato e compatto. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha voluto ricordare Allemandi come uno dei protagonisti più autorevoli dell'editoria d'arte italiana, un uomo che con straordinaria competenza ha contribuito alla conoscenza e alla diffusione del patrimonio culturale, definendolo non solo un grande editore ma un divulgatore appassionato di bellezza e di Storia Patria. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha parlato di un protagonista instancabile della vita culturale della città e dell'intero Paese, sottolineando come con la sua scomparsa Torino perda un pezzo di storia dell'editoria.

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