Umberto Bossi, l’addio di Gemonio tra striscioni e il cordoglio che ferma la politica
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Redazione Interno
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Nel silenzio ovattato di Gemonio, il piccolo centro sul versante varesotto dove la famiglia Bossi ha sempre avuto le proprie radici più profonde, sono comparsi nella mattinata i primi segni tangibili di un addio che, per quanto ampiamente preventivabile visto l’aggravarsi delle condizioni di salute degli ultimi tempi, ha comunque assunto i contorni di una cesura storica. Cartelli, striscioni e bandiere – alcune delle quali decorate con pennarelli indelebili, trasformate in messaggi personali di fedeltà – sono state appese ai cancelli e lungo le vie principali a testimonianza di un legame che, in quelle strade, non era mai stato solo politico ma anche profondamente territoriale. A dare il via a questa esposizione spontanea di cordoglio è stato Daniele Zorzo, quarantottenne di Albizzate, il primo militante a presentarsi con una rosa rossa e una bandiera del movimento, sulla quale ha vergato a mano una dedica che riassume il sentimento di una parte di quel mondo leghista delle origini: “La tua Lega il nostro orgoglio, il tuo coraggio la nostra forza, le tue idee le nostre battaglie. Grazie Capo”. Un gesto, il suo, che ha aperto la strada ad altri omaggi silenziosi, mentre nella casa di famiglia si sono alternati i parenti più stretti e qualche amico storico.
Il “vandeano” che cambiò il paradigma della politica italiana
Per comprendere la portata della scomparsa, avvenuta nella serata del 19 marzo all’ospedale dove era ricoverato, bisogna forse tornare a quella definizione che lui stesso, in un certo senso, contribuì a forgiare: il demolitore della Prima Repubblica. Umberto Bossi, che già ben prima di oltrepassare il traguardo degli ottant’anni era stato dato erroneamente per morto più volte – quasi a sottolineare quella sua capacità di sopravvivere politicamente a ogni tempesta, da qui il soprannome di “gatto dalle nove vite” – ha rappresentato un elemento di discontinuità tale da rendere impensabile la politica italiana successiva senza la sua figura. Fu lui, con un linguaggio diretto e una militanza capace di mescolare il ribellismo di provincia con una strategia nazionale, a rompere gli argini di un sistema di potere consolidato. In quella scia, per capirci, si sono inseriti in seguito fenomeni come quello di Antonio Di Pietro, che capitalizzò il vento giustizialista di cui la Lega era stata antesignana; quello di Silvio Berlusconi, che seppe intercettare la stessa domanda di modernizzazione liberista e antipolitica; e persino quello di Beppe Grillo, che estremizzò il modello del movimento liquido contro le vecchie caste. Fino ad arrivare a Giorgia Meloni, la cui ascesa, pur in un quadro politico profondamente diverso, ha dimostrato come la frantumazione degli schieramenti tradizionali avviata da Bossi fosse ormai irreversibile.
Il gesto del militante e la scia di bandiere nella terra natìa
A Gemonio, dove il fondatore della Lega Nord risiedeva con la famiglia, il cordoglio ha assunto una forma che mescola il rito laico con l’affetto personale. Sulla bandiera esposta da Zorzo, oltre alle scritte “Bossi” e “Padania”, campeggiano ancora i simboli storici del movimento: il Sole delle Alpi e l’Alberto da Giussano, emblemi che per i militanti della prima ora rappresentano un’identità ben più complessa delle semplicistiche etichette con cui fu liquidato all’epoca. “Con lui se ne va la vera Lega”, ha commentato lo stesso militante, condensando in una frase il senso di smarrimento di chi ritiene che dopo la sua uscita di scena, e ora la sua scomparsa, si sia definitivamente consumata la frattura con un modo di fare politica basato sull’attivismo di base e sul carisma personale. Il passaggio silenzioso dei residenti davanti alla dimora, alcuni dei quali si sono limitati a sostare per pochi minuti in rispettoso silenzio, ha trasformato il centro del paese in un luogo di raccoglimento spontaneo, senza celebrazioni ufficiali ma con una partecipazione diffusa che parla del radicamento territoriale della sua figura.
La politica si ferma: annullati gli eventi in Lombardia
L’eco della scomparsa ha avuto un impatto immediato anche sul calendario politico della regione, tanto che la segreteria provinciale di Forza Italia ha deciso di annullare l’evento di chiusura della campagna referendaria per il Sì che era previsto per oggi alle 17 a Tradate. L’iniziativa, che rientrava in un fitto calendario di appuntamenti organizzati sul territorio lombardo in vista del voto, è stata sospesa non solo nel comune del Varesotto ma, come comunicato dagli stessi organizzatori, lo stop ha riguardato tutti gli eventi previsti in Regione Lombardia nella stessa giornata. Una decisione, quest’ultima, che arriva a seguito della scomparsa di una figura che, al di là delle altalenanti alleanze e delle successive divaricazioni politiche, resta centrale nella storia istituzionale di questa regione e del Paese. Il gesto, che molti hanno interpretato come un segno di rispetto istituzionale trasversale, ha di fatto bloccato per qualche ora la macchina della propaganda elettorale, restituendo l’idea di un tempo sospeso nel quale la voce del fondatore della Lega, seppur ormai spenta, continua a imporre una pausa di riflessione.




