Antonelli, mentalità da numero 1: “Presto per pensare al campionato ma siamo sulla strada giusta”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’onda lunga del Giappone si è infranta dolcemente sui circuiti europei, portando con sé l’eco di un sorpasso epocale. Kimi Antonelli, che a 19 anni, 7 mesi e 4 giorni è diventato il più giovane leader della classifica mondiale nella storia della Formula 1, ha appena consegnato all’albo d’oro un record destinato a restare. Il pilota italiano della Mercedes, infatti, non si è limitato a vincere il Gran Premio di Suzuka: l’ha fatto con quella stessa autorità brutale mostrata quindici giorni prima a Shanghai, regalando al paese una doppietta consecutiva che mancava dai tempi di Alberto Ascari, il quale nel lontano 1953 trionfò in Olanda e Belgio. Partito dalla pole position, Antonelli ha gestito la gara con una freddezza spiazzante, lasciando alle sue spalle un gruppo di inseguitori – tra cui spicca il terzo posto di Charles Leclerc – che hanno dovuto semplicemente arrendersi all’evidenza.

Un fuoriclasse sotto i riflettori, tra residenza sammarinese e patrimonio milionario

Nato a Bologna ma residente a San Marino, di cui è anche ambasciatore dello sport, il giovane emiliano ha già accumulato una fortuna stimabile in milioni di euro. Una cifra, quella del suo patrimonio personale, alimentata da un fitto calendario di sponsor e dal so contratto che lo lega alla scuderia tedesca. Eppure, a guardarlo scendere dalla monoposto nel dopo-gara giapponese, si fa fatica a riconoscere in quei tratti adolescenziali il cinismo di un veterano. La sua residenza nel piccolo stato indipendente, scelta strategica quanto discreta, non gli impedisce di sentirsi profondamente italiano, tanto più in un fine settimana – quello di Suzuka – che ha diviso idealmente il paese: da un lato un ferrarismo sempre più inquieto (eppure parzialmente consolato dal terzo posto di Leclerc, che replica quanto fatto dalla Rossa di Hamilton in Cina), dall’altro l’immensa gioia di vedere un pilota azzurro tagliare per primo il traguardo.

La favola (appena iniziata) di Kimi e quella gestione della pressione da veterano

“È presto per pensare al campionato – ha dichiarato a caldo il diretto interessato – ma siamo sulla strada giusta”. Parole misurate, quasi banali nella loro essenzialità, che però tradiscono una mentalità da numero 1. Antonelli non vuole perdere tempo: né in celebrazioni stucchevoli, né in proclami che potrebbero rivelarsi trappole mediatiche. Sa bene, il ragazzo, che un mondiale non si vince mai nelle prime gare, eppure la sua leadership iridata – conquistata sul tracciato nipponico dove la pioggia e l’asfalto insidioso hanno mietuto vittime illustri – ha il sapore di un passaggio di consegne generazionale. L’Italia, da sempre educata a tifare solo ed esclusivamente per il rosso Ferrari, si risveglia ora innamorata di un “piccolo principe” che non ha ancora compiuto vent’anni e che sta ridisegnando la storia a quattro ruote.

Il peso della doppietta Ascari e un futuro già scritto nell’asfalto

La doppietta Cina-Giappone, quella che mancava da oltre settant’anni, non è solo una curiosità statistica. È la prova che il progetto di Mercedes con Antonelli sta dando frutti insperati, soprattutto in un contesto di grande equilibrio tecnico come quello attuale. Mentre Leclerc, con il suo terzo posto, prova a tenere accesa la fiammella di una Rossa in chiara ripresa (a Maranello avranno bisogno di risultati, non di promesse), il numero uno della classifica iridata continua a macinare record con una semplicità disarmante. Nessun trionfalismo, nessuna sbavatura: solo la consapevolezza di chi ha capito, forse prima degli altri, che la strada per il titolo è lastricata di gare, non di parole. E Kimi, in fondo, non ha mai amato parlare troppo.

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