Il Milan e il naufragio nei rapporti: Allegri, Ibra, Furlani, il giallo del mercato e la Champions da salvare
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Redazione Sport
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Nelle prossime due partite, in qualsiasi ora e giorno si disputino, il Milan si gioca (sportivamente) la vita. Stare dentro o fuori la prossima Champions League fa tutta la differenza del mondo, essendo quel confine sottile che passa tra la possibilità di investire e l’ineluttabile necessità di ridimensionare, tra il rilancio immediato e una depressione collettiva ancor più profonda di quella che già affligge il popolo milanista. Eppure, a gettare benzina sul fuoco di un finale di stagione disastroso – dove l’obiettivo minimo della qualificazione europea, ipotecato per mesi grazie alla corsa scudetto, ora vacilla – non sono solo i risultati del campo, quanto una polveriera di rapporti personali e gerarchie interne saltate. L’allenatore che litiga con il consulente di RedBird, un amministratore delegato contestato e accusato di fare il mercato al posto del direttore sportivo, un advisor dal ruolo ambiguo: ecco il quadro desolante che emerge dalle ultime ricostruzioni.
Allegri-Ibrahimovic, la storia si ripete: dalla lite furibonda a Londra al faccia a faccia di Fuorigrotta
Il rapporto tra Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic è tornato ai ferri cortissimi, per non dire del tutto sgretolato. Le rivelazioni del Corriere della Sera tracciano un nitido copione di alcune macro dinamiche che hanno portato alla rottura, catapultandoci indietro di quattordici anni. Era il 2012, più precisamente nello spogliatoio dell’Emirates Stadium di Londra, durante l’intervallo di Arsenal-Milan 3-0, ritorno degli ottavi di finale di Champions League: in quell’occasione i due arrivarono quasi al contatto fisico. Ebbene, da allora i loro rapporti non sono mai davvero decollati, e la scintilla odierna è ripartita da Napoli-Milan del 6 aprile scorso. Proprio a Fuorigrotta i toni si sarebbero alzati in modo clamoroso, compromettendo probabilmente il prosieguo del campionato per un clima interno divenuto ingestibile.
Caos totale dopo la sconfitta: l’addio di Allegri è nell’aria e le gerarchie saltano
Secondo quanto riportato, il finale di stagione disastroso del Milan non sarebbe affatto frutto del caso, ma di una vera e propria rottura consumata tra l’allenatore e la dirigenza all’indomani di quella partita. Allegri medita l’addio a fine anno, e il motivo pare da ricercarsi proprio in quella lite con Ibrahimovic, dove i due non se le sono mandate a dire. Ma non è finita qui: l’amministratore delegato Furlani viene contestato apertamente, accusato di fare il mercato scavalcando le competenze del direttore sportivo, mentre il consulente di RedBird (Ibrahimovic, appunto) sembra esercitare un’influenza sproporzionata. Il risultato è un ambiente in cui nessuno sembra più avere ruoli chiari, e la squadra ne paga le conseguenze sul terreno di gioco, mancando l’obiettivo Champions League che sembrava ormai in cassaforte.
Una struttura in cortocircuito, mentre il campo condanna i rossoneri
Del resto il finale di stagione è un disastro totale, e il concreto rischio di perdere anche quel posto in Coppa dei Campioni – l’unico vero argine al ridimensionamento – alimenta la tensione. Allegri litiga con chi dovrebbe rappresentare la proprietà, Furlani ne fa una propria, il direttore sportivo viene esautorato: una triade disfunzionale che rende il Milan una polveriera senza comando. In questo scenario, le prossime due partite rappresentano l’ultimo argine sportivo. Stare dentro o fuori la Champions League, per il club, è il confine sottile che decide se potrà ancora rilanciare o se dovrà deprimersi oltre ogni ragionevole limite. E intanto, tra un retroscena e l’altro, la squadra continua a navigare a vista, trascinata in un gorgo di polemiche che nessuno, in via Aldo Rossi, sembra più in grado di governare.




