Holm e la Juventus, l’opportunità si chiama Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’undici febbraio del 2026, alla vigilia di quel derby d’Italia che per la natura stessa delle due contendenti non è mai una partita qualunque, Emil Holm ha scelto di non nascondersi dietro la prudenza dialettica che spesso caratterizza chi, arrivato da poche settimane in un nuovo spogliatoio, dovrebbe limitarsi a occupare uno spazio defilato. E invece no: il terzino svedese, classe 2000, prelevato dalla Juventus dal Bologna nell’ultimo giorno della finestra invernale del calciomercato, ha rilasciato a Sky Sport un’intervista nella quale ha messo in fila, con una franchezza quasi sorprendente per i tempi che corrono, le ragioni del suo presente e la direzione nitida del suo futuro. La partita contro l’Inter, ha spiegato, è innanzitutto una grande opportunità; se i bianconeri riuscissero a imporsi, recupererebbero terreno in classifica e la stagione, per quanto ancora lunga e fitta di insidie, assumerebbe una piega differente. Non si è trattato, nelle sue parole, dell’ennesima dichiarazione di rito. Piuttosto, la consapevolezza – maturata in questi primi giorni alla Continassa – che il margine che separa la Juventus dalla vetta, pur esistendo, non è un abisso incolmabile.

Holm, del resto, è uomo abituato a misurarsi con la rapidità delle transizioni: quattro squadre italiane in quattro anni, dallo Spezia all’Atalanta, dal Bologna alla Juventus, una traiettoria che potrebbe sembrare quella di un mercenario del pallone ma che invece, guardando le fotografie di lui bambino stretto in quella maglia bianconera con il vecchio stemma, racconta piuttosto il percorso di chi ha inseguito un sogno con la determinazione di chi non accetta compromessi -9. E forse è proprio per questo che la sua intervista ha avuto il pregio della schiettezza. Quando ha parlato del suo inserimento nel gruppo, Holm ha attribuito il merito ai compagni, allo staff, all’allenatore: tutti, ha detto, gli hanno dato una grande mano per farlo sentire parte di qualcosa che già esisteva prima di lui e che continuerà dopo. Lui, da parte sua, vuole restituire questa fiducia con i fatti. Il suo obiettivo, esplicitato senza giri di parole, è rimanere a Torino anche dopo l’estate, dare il cento per cento per meritarsi quella riconferma che la società potrà esercitare versando al Bologna un corrispettivo fissato attorno ai quindici milioni di euro – più tre di bonus – pagabili in tre esercizi -1-3-4.

La dimensione tecnica, tuttavia, non è mai disgiunta da quella personale. Holm ha raccontato anche il tenore del primo colloquio avuto con Luciano Spalletti. Il commissario tecnico della nazionale italiana, che pure lo ha convocato e osservato con attenzione, gli ha rivelato un aneddoto curioso: sua moglie è originaria di La Spezia, e spesso seguiva le partite quando lui militava nel club ligure -1-4. Un dettaglio apparentemente marginale, eppure capace di restituire la dimensione umana di un rapporto che si sta costruendo giorno dopo giorno, senza troppe sovrastrutture. Spalletti, ha aggiunto Holm, gli ha parlato dei ruoli in cui può esprimersi al meglio: terzino in una linea a quattro, quinto in una difesa a tre. Non c’è stata, nelle sue dichiarazioni, alcuna rivendicazione identitaria, nessuna pretesa di essere schierato qui o là. Solo la volontà di spingere, di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, di mettere la propria duttilità al servizio della squadra.

Kenan Yildiz e l’impressione del primo impatto

C’è poi un passaggio, nell’intervista rilasciata all’emittente satellitare, che restituisce la misura di quanto Holm sia già dentro la dinamica del gruppo. Interrogato su Kenan Yildiz, il giovane turco che sta incantando il campionato con giocate di una qualità superiore alla sua età anagrafica, lo svedese non si è sottratto. Lo ha definito fortissimo, ha raccontato di averlo affrontato in allenamento e di aver constatato di persona, senza mediazioni, quella dote impressionante che chi lo segue da tempo già conosce -1-4. Non è un’osservazione da spettatore distaccato, è la testimonianza di chi condivide il campo ogni giorno e sa riconoscere il talento anche quando questo talento, come nel caso di Yildiz, è destinato a diventare uno dei perni del futuro bianconero.

Il derby d’Italia come crinale della stagione

Tornando alla partita che attende la squadra, Holm ha evitato accuratamente di cadere nella trappola delle frasi fatte. Non ha parlato di svolta definitiva, né ha alimentato illusioni. Ha detto, piuttosto, che la stagione è lunga e che una vittoria contro l’Inter consentirebbe di accorciare le distanze -1-4. È un’analisi lucida, quasi cartesiana, che prescinde dall’enfasi e si concentra sui fatti. La classifica, alla vigilia del match, vede i nerazzurri saldamente al comando ma con qualche incertezza nelle ultime uscite; la Juventus, pur inseguendo, ha dimostrato una solidità difensiva che con Holm potrebbe trovare ulteriori argomenti. Non si può dire, naturalmente, che il solo apporto del terzino svedese possa ribaltare i valori, ma la sensazione è che l’entusiasmo misurato con cui si presenta all’appuntamento possa contagiare l’ambiente. Del resto, lui stesso ha ricordato di essere stato accolto benissimo, di voler dare il proprio contributo e di essere determinato a restare. Una dichiarazione d’amore, sì, ma anche un impegno professionale che adesso dovrà essere tradotto in prestazioni.

Il filo sottile tra ambizione e realismo

Emil Holm non è giocatore che si perde in divagazioni. Quando parla del suo futuro, lo fa con la concretezza di chi sa che il calcio è fatto di prestazioni e di giudizi istantanei. Il diritto di riscatto fissato nell’operazione con il Bologna rappresenta per lui una soglia da valicare, non un lasciapassare. E se la sua intervista è apparsa così naturale, priva di quelle barriere linguistiche o caratteriali che spesso rendono i calciatori nordici distanti e misurati, è perché Holm ha deciso di metterci la faccia. Ha parlato di Spalletti, di Yildiz, dell’Inter. Ha parlato, soprattutto, di sé stesso. E in un calcio che tende sempre più alla replica seriale di dichiarazioni preconfezionate, questa sincerità finisce per diventare essa stessa notizia.

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