Riforma della sanità, al centro del confronto nel Lazio la sfida tra governance e prevenzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli Stati generali della salute del Lazio, ospitati alle Corsie Sistine, hanno aperto un confronto sulle prospettive del servizio sanitario, un dibattito che si è sviluppato attorno alla necessità di programmare collettivamente il futuro, ascoltando gli operatori e la società civile dopo un biennio di lavoro che ha fatto emergere, accanto ad aspetti positivi, criticità non più eludibili. Il ministro Orazio Schillaci, intervenendo all’assise, ha tracciato le coordinate di un cambiamento reso urgente dall’invecchiamento della popolazione e dalle mutate richieste dei cittadini, i quali chiedono sempre più salute, un obiettivo che impone di puntare con decisione sulla prevenzione. Per il ministro, infatti, il Servizio sanitario nazionale deve compiere un deciso passo in avanti, fondandosi su un’alleanza forte tra Stato, Regioni, professionisti e cittadini, unico modo per garantire un sistema che, prossimo a compiere cinquant’anni, necessita di una revisione profonda pur restando un modello di cui essere orgogliosi.

I pilastri per un servizio da rinnovare

Schillaci ha indicato con chiarezza i tre principi cardine sui quali rafforzare il Ssn: prossimità, equità e sostenibilità, elementi che disegnano un servizio più vicino alle persone e capace di resistere nel tempo. La prevenzione, in questo contesto, non è vista come una mera opzione ma come la chiave di volta per un sistema efficiente, chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi in uno scenario globale in continua evoluzione. L’invito è a una cooperazione stretta, quasi simbiotica, tra tutti gli attori in campo, superando logiche frammentarie che rischiano di minare l’efficacia complessiva dell’intero impianto sanitario, il quale deve ritrovare una sua unità di intenti e di azione.

La questione governance e il nodo dell’intramoenia

Dal canto suo, il presidente della Regione Lazio ha posto l’accento sull’esigenza di una riforma della governance, un tema che tocca da vicino l’organizzazione e i meccanismi decisionali. Ha inoltre affrontato la spinosa questione dell’intramoenia, esprimendo una posizione netta: “meglio liberalizzare con un controllo forte, piuttosto che creare burocrazia nelle strutture”, una dichiarazione che segna una linea precisa su un argomento da sempre dibattuto e che implica un ripensamento delle regole che governano l’attività sanitaria privata all’interno delle strutture pubbliche. Questo approccio, secondo la sua visione, consentirebbe di gestire con maggiore flessibilità e trasparenza una pratica diffusa, evitando al contempo gli intoppi di un eccessivo formalismo.

Le liste d’attesa e il dibattito sull’ambito di garanzia

Sul fronte delle liste d’attesa, è emersa una critica severa, nella quale si è sottolineato come l’attuale ambito regionale di garanzia generi un “numero enorme di rinunce”. La proposta delle prestazioni a notevoli distanze dal domicilio dei cittadini, infatti, finisce per scoraggiare molti di loro, i quali rinunciano alla prestazione; queste rinunce, scomparendo dal calcolo ufficiale, andrebbero a falsare le statistiche sui tempi di attesa, facendoli apparire più contenuti di quanto non siano nella realtà. Un meccanismo, questo, che rischia di offrire un’immagine edulcorata di un problema che invece resta acuto e che incide profondamente sull’accessibilità reale alle cure, un tema di equità che non può essere trascurato.

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