Da Van Basten all’incontro con Furlani: perché la scelta del Milan sul ds comincia da Tare
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Redazione Sport
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Che vuoi che siano, sei anni? Igli Tare, a giugno 2019, è stato a un passo dal diventare direttore sportivo del Milan. Paolo Maldini, allora impegnato nella ricostruzione della società, in una stagione che avrebbe visto cambiare allenatore (Marco Giampaolo), ds (Ricky Massara) e persino il compagno di lavoro (Zvone Boban), lo aveva convocato a Milano. Si racconta che tra i due, nella casa di Maldini, siano volate otto ore di conversazioni su calcio, calciatori e progetti futuri. Un dialogo che però non si è mai trasformato in accordo.
Oggi, dopo un’ennesima delusione – il 2-2 contro la Fiorentina, partita iniziata in tono thriller e finita con l’amaro in bocca – il club rossonero sembra aver riacceso i riflettori sull’ex dirigente della Lazio. Un nome che torna prepotentemente alla ribalta dopo lo stop alla trattativa con Fabio Paratici, bloccata da una clausola contrattuale. E mentre i tifosi continuano a contestare la società per le scelte di mercato e l’assenza di un progetto chiaro, l’amministratore delegato Giorgio Furlani ha tracciato l’identikit del candidato ideale: "Deve essere uno che ci faccia vincere, competente, la tempistica non è prioritaria".
Tare, che nella capitale aveva costruito una squadra capace di competere in Champions League, rappresenta un profilo esperto, capace di gestire mercati complessi. Il primo colpo, se l’affare andasse in porto, potrebbe arrivare proprio dalla Lazio, in un mercato che il Milan vuole affrontare con maggiore determinazione rispetto al recente passato. Intanto, il club cerca di voltare pagina dopo una stagione fallimentare, tra l’obiettivo Champions sfumato e un avvicendamento in panchina che ha lasciato strascichi.
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