Effetto guerra sul portafogli degli italiani: hotel e traghetti alle stelle, i voli costano la metà
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Redazione Economia
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La guerra in Medio Oriente, con il suo estendersi delle ostilità che coinvolgono ormai direttamente l’Iran e le rotte commerciali del Mar Rosso, si abbatte come un martello sulle vacanze estive degli italiani, imponendo una revisione forzata delle abitudini di spesa.
A fotografare lo scenario è l’ultimo “Dossier vacanze 2026” di Assoutenti, da cui emerge una realtà paradossale: chi decide di restare nei confini nazionali per la settimana di Ferragosto si trova a dover fare i conti con un mercato in stato di “tempesta perfetta”, dove la scarsità di offerta – conseguenza diretta del conflitto – fa lievitare i listini di hotel e traghetti, mentre dall’altra parte, paradossalmente, chi guarda al largo vede i prezzi dei voli crollare a picco.
Strade e alberghi presi d'assalto, il ceto medio paga il prezzo della paura
L’effetto più immediato della crisi geopolitica – spiega l’associazione – è stato quello di risucchiare la domanda turistica verso l’interno. La paura di nuovi attacchi o di disservizi nei trasporti aerei, unita all’allarme sul caro carburante (il cosiddetto “jet-fuel”), ha spinto una fetta crescente di famiglie a ripiegare sulle mete del Bel Paese.
Il risultato è sotto gli occhi di chiunque provi a prenotare oggi un ombrellone: una famiglia tipo con due figli che cerchi un soggiorno di sette notti (dal 9 al 16 agosto) in un hotel tre stelle, si ritrova davanti a un ventaglio di scelte drammaticamente ridotto. La spesa media per chi riesce a strappare una camera supera i 2.025 euro, segnando un rincaro del +12,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si passa dalle quasi 1.400 euro della Riviera romagnola (Rimini e Milano Marittima) ai picchi da capogiro di Baja Sardinia, dove la stessa formula di viaggio arriva a costare 4.
800 euro, passando per i 2.000 euro abbondanti richiesti in Sicilia, a Cefalù e San Vito Lo Capo.
Il salasso dei collegamenti marittimi: un biglietto come una settimana di stipendio
Se i prezzi degli alberghi bruciano i risparmi, la voce che rischia di far saltare definitivamente il banco è quella dei trasporti marittimi. L’impennata del greggio, conseguente alle sanzioni e alle chiusure delle rotte, ha alimentato un rialzo generalizzato delle tariffe dei traghetti.
Per una famiglia che si sposta con auto al seguito, attraversare il Tirreno o lo Ionio è diventato un lusso: il costo dei biglietti registra un incremento medio del 10,9% su base annua, con punte drammatiche sulla tratta Civitavecchia-Olbia, dove per partire la notte dell’8 agosto e rientrare il 16 si arriva a spendere 1.665 euro.
Una cifra che supera abbondantemente il costo del pernottamento in molte località, riducendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie, le quali si trovano costrette a scegliere tra rinunciare all’auto una volta giunte a destinazione o tagliare le notti di villeggiatura.
Il crollo della domanda estera: voli a -56% per Santorini e prezzi giù del 23%
Il rovescio della medaglia, tuttavia, riguarda il cielo. La forte frenata della domanda di viaggi verso l’estero – dovuta al clima di incertezza internazionale – ha costretto le compagnie aeree a rivedere al ribasso le proprie tariffe pur di riempire i velivoli. Secondo il monitoraggio di Assoutenti, il costo medio dei biglietti aerei per le rotte internazionali è sceso del 23% rispetto allo scorso anno, una flessione che diventa abissale se analizzata su tratte specifiche.
Chi parte da Milano verso Santorini spende oggi 173 euro, contro i 398 euro del 2025 (-56,5%); volare da Roma a Creta costa 308 euro invece di 519 (-40,7%). Lo sconto riguarda anche le mete più esotiche e lontane: per raggiungere le Maldive o le Seychelles i risparmi oscillano tra il 17% e il 23%, una riduzione che, per la prima volta in anni, rende potenzialmente più economico volare dall’altra parte del mondo piuttosto che prendere un traghetto per la Sardegna.




