Referendum sulla giustizia, urne aperte in Friuli e in tutta Italia: numeri e modalità del voto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono 931.731 gli elettori chiamati alle urne in Friuli Venezia Giulia per il referendum confermativo della legge costituzionale che modifica l’ordinamento giurisdizionale. Un dato, questo, che si inserisce nel più ampio quadro nazionale di 51.424.729 aventi diritto al voto, di cui oltre 5 milioni e mezzo residenti all’estero, che da questa mattina, domenica 22 marzo, fino alle 23 e poi nuovamente domani, lunedì 23, dalle 7 alle 15, sono chiamati a esprimersi sulla riforma che separa le carriere tra giudici e pubblici ministeri, istituendo una nuova Corte disciplinare.

Il dato regionale e l’organizzazione dei seggi

La macchina organizzativa, nella regione, si articola attraverso 1.354 sezioni distribuite capillarmente sul territorio. Nel dettaglio, la provincia di Udine, con 413.056 elettori, rappresenta il bacino più ampio, servito da 608 seggi; a seguire, Pordenone conta 237.069 votanti distribuiti in 319 sezioni, mentre Trieste, con 177.087 aventi diritto, ne conta 276. Il dato si completa con Gorizia, dove i 104.519 cittadini chiamati al voto potranno recarsi in 151 sezioni. Numeri, questi, che restituiscono la dimensione di un appuntamento dal profilo tecnico specifico: non essendo un referendum abrogativo, la consultazione non prevede il raggiungimento di alcun quorum, risultando valida indipendentemente dall’affluenza finale.

Il voto in Campania e a Torino

Spostando lo sguardo verso sud, in Campania il numero degli elettori sale a 4.450.814, distribuiti in 5.824 seggi aperti regolarmente fin dalle prime ore del mattino. Un afflusso, quello campano, che sarà monitorato attraverso i primi dati sull’affluenza attesi già per le ore 12 di oggi. Nel capoluogo piemontese, invece, sono 631.560 i torinesi che potranno votare in 919 sezioni ordinarie, a cui si aggiungono 50 sezioni speciali – attive in luoghi di cura o detenzione – e 61 sezioni volanti, pensate per garantire il diritto di voto anche in condizioni di difficoltà. Tra questi, spiccano i 5.922 neomaggiorenni, i quali, insieme ai 497 centenari, rappresentano gli estremi anagrafici di una partecipazione che si snoda tra tradizione e innovazione.

La soluzione digitale per la tessera elettorale

Proprio sul fronte dell’innovazione, una novità di rilievo per questa tornata referendaria riguarda la gestione della tessera elettorale. In via straordinaria, alcuni Comuni – tra cui Roma Capitale – hanno attivato un servizio online per il rilascio di un attestato sostitutivo. Un’opzione, questa, valida esclusivamente per il referendum del 22 e 23 marzo, pensata per chi ha smarrito, deteriorato o esaurito gli spazi di timbratura del proprio documento. Il servizio, accessibile tramite identità digitale (SPID o CIE), consente di scaricare un pdf numerato con timbro digitale del sindaco, che potrà essere presentato al seggio al posto della tradizionale tessera. Un meccanismo che, pur non sostituendo il rilascio fisico del documento per le future consultazioni, offre una soluzione concreta per un intoppo logistico che, in passato, ha spesso disincentivato la partecipazione.

Il quadro nazionale e il voto dall’estero

Il dato complessivo degli elettori in Italia.424.729 – acquisisce ulteriore complessità se si considera la componente dei residenti all’estero, che ammonta a 5.477.619 persone. In Piemonte, per esempio, secondo i dati del rapporto Migrantes, gli iscritti all’Aire sono 384.941, con una presenza particolarmente significativa in Argentina (oltre 118 mila) e in Francia (circa 43 mila). Una distribuzione che in alcuni piccoli comuni finisce per rendere il voto dall’estero particolarmente determinante, anche se per questa consultazione gli elettori iscritti all’Aire che hanno scelto di votare in Italia – in Friuli Venezia Giulia, per esempio, sono solo 17 – rappresentano una frazione numericamente esigua.

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