Campi flegrei, 35 scosse in poche ore ma il magma non risale
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Redazione Interno
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Mentre illustra la situazione nella sala conferenze dell’Osservatorio Vesuviano, il direttore Mauro Antonio Di Vito indica sulla mappa l’area dei Campi Flegrei, sottolineando come si tratti di una zona «densamente urbanizzata», dove ogni movimento sotterraneo viene avvertito in superficie. L’allarme, dunque, è inevitabile, soprattutto dopo la scossa più intensa, quella delle 12.07 di ieri, che ha raggiunto magnitudo 4,4 con un ipocentro tra i 2 e i 3 chilometri di profondità.
Giuseppe De Natale, vulcanologo dell’Ingv, conferma che, finché persiste il sollevamento del suolo – fenomeno noto come bradisismo – i terremoti continueranno. «La maggior parte sarà di bassa magnitudo», spiega, «ma una piccola parte potrebbe raggiungere valori più elevati, fino a 5». I Campi Flegrei, del resto, sono una caldera vulcanica con un passato di eruzioni imponenti, tra cui quelle di 40 mila e 15 mila anni fa, mentre l’ultima, nel 1538, fu di entità minore.
Negli ultimi mesi, il sollevamento del suolo ha registrato un’accelerazione, con un incremento di 15 millimetri solo nell’ultimo mese, sebbene non vi siano elementi per prevedere quanto durerà questa fase. Intanto, la popolazione – che in molti casi ignora i rischi – ha percepito nettamente le scosse, alcune delle quali hanno causato disagi, come il temporaneo blocco dei treni.




