Terremoti ai Campi Flegrei, la direttrice dell’Osservatorio: «Ci aspettiamo altre scosse, ma niente allarme: il magma non risale»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La terra, nei pressi di Pozzuoli e del golfo che da sempre ne caratterizza l’identità geologica, ha ripreso a tremare con una sequenza che, nelle prime ore del 7 aprile 2026, ha riacceso l’attenzione su un fenomeno – il bradisismo – che qui non smette mai davvero di parlare. Sono state sedici le scosse registrate dai sismografi dell’Ingv tra le 4.32 e le 11 di quella stessa mattina, una delle quali, di magnitudo 3.3, si è imposta come l’evento più energetico di uno sciame che ne ha contati altri due di rilievo (1.6 e 2.6) a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Nessun danno alle strutture, né richieste di soccorso pervenute al 118 o ai vigili del fuoco, come emerso nel corso della riunione operativa del Centro Coordinamento Soccorsi convocata dal prefetto di Napoli, Michele di Bari. Eppure, la preoccupazione è tornata a fare capolino tra i quasi duecentomila residenti dell’area flegrea, svegliati di soprassalto da quella scossa principale avvertita distintamente in quartieri come Bagnoli, Agnano e Fuorigrotta, oltre che nei comuni di Bacoli e naturalmente Pozzuoli, dove si localizza l’epicentro tra la Solfatara e monte Olibano.

Uno sciame chiuso, ma il suolo continua a sollevarsi

Nonostante la sequenza sia stata dichiarata conclusa dagli stessi tecnici dell’istituto di vulcanologia, il terreno sotto i piedi dei cittadini non ha smesso di gonfiarsi. Il dato, per chi segue l’evoluzione del bradisismo da anni, è tra i più eloquenti: a marzo 2026 si sono contati oltre 170 eventi sismici, per lo più di lieve intensità, a testimoniare che il fenomeno – lo ripete la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo – non è affatto sparito. Anzi, in una delle sue dichiarazioni rilasciate subito dopo lo sciame, ha voluto chiarire un punto essenziale: il livello di allerta resta giallo, non ci sono cioè le condizioni per innalzarlo, e il magma non sta risalendo. Una precisazione, quest’ultima, che serve a distinguere questa crisi sismica da una possibile eruzione, eventualità per la quale non esiste alcun indicatore. Le verifiche effettuate negli edifici scolastici dell’area flegrea, completate in tempo utile prima della ripresa delle lezioni dopo la pausa pasquale, non hanno rilevato criticità; pertanto domani si tornerà regolarmente in classe.

«Possibili altre scosse simili o più intense»

Intervistata sull’evoluzione a breve termine, Pappalardo è stata netta senza per questo cedere a toni allarmistici. «Nello stato in cui siamo – ha spiegato – è possibile che si verifichino altri terremoti simili a quelli che abbiamo avuto oggi o anche più intensi, come quelli che si sono verificati negli anni scorsi. Noi ci aspettiamo altra attività sismica». Un’aspettativa, la sua, che non costituisce una previsione nel senso stretto del termine, quanto piuttosto il riconoscimento della naturale evoluzione di un sistema che da mesi alterna fasi di stasi relativa a episodi di riattivazione. Del resto, lo sciame del 7 aprile ha avuto una caratteristica peculiare: tre eventi più energetici concentrati in pochi minuti, un ritmo serrato che ha impedito ai residenti di riprendere fiato tra una scossa e l’altra. E se è vero che la magnitudo 3.3 non ha provocato crolli, è altrettanto vero che la sua profondità ridotta – tipica della sismicità flegrea – l’ha resa particolarmente percepibile.

Nessuna variazione di allerta, ma il monitoraggio non si ferma

La riunione in prefettura, tenutasi di buon mattino, ha ribadito ciò che già i numeri raccontavano: nessuna richiesta di soccorso, nessun ferito, nessun edificio evacuato. Le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e i due servizi 118 dell’Asl Napoli 1 e Napoli 2 Nord hanno lavorato per escludere conseguenze sul patrimonio abitativo e sulle infrastrutture, mentre i tecnici dell’Ingv continuavano a spogliare i dati delle stazioni di monitoraggio. L’allerta resta gialla, un livello che non implica alcuna evacuazione ma che richiede attenzione costante e informazioni puntuali alla popolazione. Quel che i sismografi raccontano, insomma, è una terra che si solleva ancora – seppure a velocità variabili – e che di tanto in tanto rilascia energia sotto forma di scosse. Che altre ne arriveranno, lo dice la stessa direttrice dell’Osservatorio Vesuviano senza mezzi termini. Che si tratti di un motivo per gettare nel panico i duecentomila residenti dell’area, invece, è esattamente ciò che Pappalardo chiede di evitare.

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