Le password più usate in Italia e nel mondo restano banali e pericolose

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Nonostante gli allarmi ripetuti degli esperti di cybersecurity, che da anni mettono in guardia contro i pericoli di credenziali deboli, le abitudini degli utenti digitali sembrano mostrare una resistenza al cambiamento, come dimostrano i dati più recenti. La classifica delle password più comuni, un primato tutt’altro che invidiabile, vede infatti “123456” mantenere saldamente il primo posto a livello globale, una posizione che occupa ormai ininterrottamente da sei anni. Questo dato, emerso dall’analisi condotta da NordPass con la consulenza di NordStellar, si basa sull’esame di un vasto campione di violazioni pubbliche e archivi del Dark Web nel periodo compreso tra settembre 2024 e settembre 2025, e dipinge un quadro dove la comodità di ricordare una sequenza semplice continua a prevalere, e di molto, su qualsiasi principio di prudenza elementare.

Il caso italiano e l'ascesa di "admin"

Se a livello mondiale la serie numerica più ovvia non conosce rivali, il panorama italiano registra una significativa variazione. Nel 2025, la parola “admin” – spesso utilizzata come credenziale predefinita per accedere ai pannelli di configurazione di router e dispositivi – ha scalzato “123456” dal vertice della lista nazionale. Questo termine, la cui adozione è probabilmente legata a una combinazione di negligenza e scarsa consapevolezza, si è dunque rivelata la chiave alfanumerica più utilizzata dagli italiani per proteggere i propri account e servizi online, un primato che ne evidenzia la pericolosa superficialità. Al secondo posto, come a confermare una tendenza globale, si è piazzata proprio la stringa “123456”, a sottolineare come le scelte degli utenti rimangano confinate in un repertorio estremamente ristretto e prevedibile.

La facilità di violazione per i criminali informatici

Quelle che possono apparire come semplici scorciatoie dettate dalla fretta, si trasformano in realtà in un invito a nozze per i criminali informatici, i quali dispongono di strumenti in grado di testare milioni di combinazioni banali in pochi secondi. Le password più diffuse e apparentemente innocue, proprio per la loro natura ripetitiva e priva di complessità, sono le prime a essere violate negli attacchi automatizzati, rendendo i profili che le adottano estremamente vulnerabili. È un’abitudine, questa, che spesso nasce dalla convinzione erronea di non costituire un bersaglio appetibile per i malintenzionati, un’illusione che espone invece chiunque a rischi concreti e facilmente evitabili.

Uno sguardo alla classifica globale

La ricerca "Top 200 Most Common Passwords", che analizza annualmente le credenziali compromesse, conferma una tendenza stabile e preoccupante a livello internazionale. Per il sesto anno consecutivo, come accennato, la sequenza “123456” si è attestata al primo posto nella graduatoria mondiale, un dato che da solo basterebbe a sintetizzare la cronica mancanza di attenzione verso la sicurezza digitale. L’episodio che ha riguardato il museo del Louvre, il quale aveva utilizzato una password debole per proteggere un account, ha destato sorpresa, ma la lista complessiva delle credenziali più comuni non lascia spazio a dubbi: la negligenza è un fenomeno diffuso, che accomuna sia istituzioni prestigiose che milioni di utenti privati, tutti accomunati dalla sottovalutazione di una minaccia sempre più pervasiva.

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