Mattarella al Bundestag cita il Dottor Stranamore e lancia un monito sulla guerra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un'Aula solenne del Bundestag, gremita di rappresentanti delle istituzioni tedesche, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto parole di forte impatto per la commemorazione della Giornata nazionale del lutto, quest'anno dedicata a rinsaldare i vincoli di amicizia tra Italia e Germania. Affiancato dal collega Frank-Walter Steinmeier, Mattarella ha rievocato, con tono grave e riflessivo, le ombre lunghe dei conflitti mondiali che hanno segnato in modo indelebile il secolo scorso, tracciando un parallelo inatteso con la cinematografia di Stanley Kubrick. È stato proprio il riferimento a "Il Dottor Strandamore", pellicola cult del regista statunitense, a conferire una dimensione profetica e contemporanea al suo intervento, quasi che la satira grottesca sulla follia nucleare possa considerarsi, purtroppo, un'amara anticipazione degli attuali scenari internazionali.

La domanda cruciale sul costo umano dei conflitti

"Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati?", si è chiesto il Presidente, ponendo una questione etica fondamentale che risuona ben oltre le mura del Parlamento tedesco. Mattarella, il quale ha ricordato come il primo conflitto mondiale abbia causato non meno di sedici milioni di vittime, la metà delle quali civili, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, ha sottolineato con forza come la storia sia costellata di tragedie spesso originatesi da un "deliberato operare". Dinanzi a questo cupo scenario, ha quindi ribadito con convinzione l'imperativo categorico del "mai più", un monito che, a suo avviso, deve contrapporsi con fermezza a qualsiasi deriva bellicosa.

Guerra di aggressione come crimine e il dovere europeo

Il Capo dello Stato ha quindi delineato una netta distinzione di carattere giuridico e morale, definendo la guerra di aggressione nientemeno che un "crimine", mentre ha elevato la difesa della pace a un "dovere europeo" non negoziabile. Nel suo discorso, ha espresso preoccupazione per il riaffiorare, nel dibattito pubblico globale, di linguaggi perentori e di logiche di potenza che si credevano ormai consegnate ai libri di storia. Questi elementi, secondo la sua analisi, minano alle basi il progetto di integrazione continentale, nato proprio dalle ceneri di due guerre devastanti con l'obiettivo di garantire una convivenza pacifica e duratura.

L'Europa chiamata a non tradire le sue radici

Proprio per questo, Mattarella ha lanciato un appassionato appello affinché l'Unione Europea non tradisca lo spirito e la lungimiranza dei suoi padri fondatori. L'Europa, ha implicitamente affermato, non può permettersi di abdicare al suo ruolo di baluardo dei valori democratici e di artefice di diplomazia in un momento in cui le tensioni internazionali sembrano riaccendersi. Senza citare direttamente teatri di crisi specifici, il suo monito ha assunto un valore universale, richiamando tutti gli attori della scena mondiale alla responsabilità e alla ragione, affinché la memoria dei caduti non venga offesa da nuovi, inutili spargimenti di sangue.

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