Mattarella lancia l'allarme al Bundestag: "La guerra di aggressione è un crimine"
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Redazione Interno
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In un discorso di forte valenza simbolica e politica, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto al Bundestag di Berlino in occasione della Giornata del lutto nazionale, dedicata alla commemorazione delle vittime dei due conflitti mondiali. La sua orazione, che ha seguito l'esecuzione di una cantata sacra di Bach ispirata allo Stabat Mater di Pergolesi, ha posto al centro della riflessione collettiva il tema della guerra e della minaccia nucleare, descrivendo con toni preoccupati l’attuale scenario internazionale. Mattarella, il quale ha scelto di usare parole chiare e dirette di fronte al parlamento tedesco, ha infatti denunciato il riemergere di “linguaggi perentori” e ha richiamato l’Europa a non tradire lo spirito dei suoi padri fondatori, sottolineando come la difesa della pace costituisca un dovere imprescindibile per il continente.
L'incubo nucleare e i nuovi "dottor Stranamore"
Uno dei passaggi più significativi del suo intervento è stato senza dubbio l’allarme lanciato sui pericoli atomici. “Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’”, ha affermato il presidente, citando esplicitamente una serie di potenze come “Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, Russia”, le quali si rifiutano di mettere al bando gli esperimenti nucleari. Questo rifiuto collettivo, unitamente alle dichiarazioni di altri Paesi che sembrano ripensare la loro rinuncia all’arma atomica, rende, secondo Mattarella, “la minaccia incombente”. Una situazione che appare tanto più grave se si considera che, nonostante le tragiche lezioni del passato, la guerra continua a essere vista da alcuni come uno strumento per risolvere le controversie.
La domanda cruciale sulle vittime di guerra
Proprio partendo dalla memoria storica e dal ricordo dei milioni di morti che hanno insanguinato il Novecento, il capo dello stato ha formulato una domanda retorica ma di straziante attualità: “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati?”. Una riflessione che, nel suo porsi come un monito universale, si è conclusa con la ferma affermazione del principio “mai più”, un impegno che deve essere costantemente rinnovato contro ogni deriva bellicosa. A questo si lega indissolubilmente la condanna senza appello della guerra di aggressione, definita senza mezzi termini “un crimine”, in un contesto internazionale dove i conflitti, purtroppo, non accennano a diminuire.
Il richiamo all'Europa e ai suoi doveri
L’appello di Mattarella, però, non si è limitato a una condanna generica della violenza bellica, ma si è concretizzato in un preciso richiamo all’Europa e alle sue responsabilità. Il presidente ha infatti esortato le istituzioni comunitarie a farsi carico del loro ruolo storico, difendendo la pace e i valori su cui l’Unione è stata costruita. In un momento di crescenti tensioni globali, l’Europa non può permettersi di essere spettatrice passiva, deve invece ritrovare quella vocazione alla cooperazione e alla risoluzione pacifica dei conflitti che ne ha ispirato la nascita dalle ceneri della guerra. Il suo intervento, dunque, ha travalicato i confini della commemorazione per trasformarsi in un appassionato invito all’azione politica e morale.
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